
Ultimamente la vita dei nani è piuttosto complicata….
Sin da piccolo sapevo che c’erano problemi in giro per il mondo ma le montagne erano un posto sicuro. Lo diceva con fermezza Flint Barba Infuocata, capo clan indiscusso della nostra enorme montagna. Si diceva che quando abbatteva nemici la sua barba prendesse letteralmente fuoco mettendo in fuga chiunque gli stesse intorno. Probabilmente sarà vero, lo dicevano sempre mia madre e mio padre: “con barba Infuocata noi saremo sempre al sicuro”.
Con questa convinzione cresco in una famiglia unita e semplice sognando un giorno di essere come lui, il più potente dei Nani, un imponente e potente capo Clan, colui che potrebbe abbattere un Drago se ce ne fossero ancora, colui che può uccidere orde di orchi con un solo braccio.
La vita nella “carne” delle montagne del Kaladrun, più precisamente nella città di Neldor , in prossimità del Lago Pallido, non era male se ci si dimenticava di cosa stesse succedendo alle nostre porte. La Via della Pietra a sud e la Strada della Desolazione a nord erano diventate impraticabili. Centinaia furono le battaglie combattute in quei luoghi e, si dice, l’acqua spesso scorra ancora di Rosso sangue dei caduti. Tuttavia le armate di barba infuocata erano valorose così come quelle dei nostri confratelli appartenenti ad altri Clan. Purtroppo negli ultimi anni i rapporti anche tra di noi si sono un po’ raffreddati. Giungono notizie dal nord che molti Clan si sono rivoltati contro i propri fratelli… spero siano solo chiacchiere da taverna. Tuttavia gli scambi commerciali e le difese della città sono sempre più difficili da sostenere e la fame non aiuta. La mia famiglia è di origini semplici e vivono di piccole cose che li distraggono da quanto sanno essere la vita fuori.
Mio padre, un fabbro della cittadella abbastanza bravo, mi raccontò che una volta il Re dei Nani in persona, per ringraziarlo dei suoi servigi, gli fece limare la sua preziosissima ascia. Se ne vantava come fosse chissà cosa. Mia madre, invece, era mezza zoppa. Alcune persone del Clan dicevano che fosse molto abile con le armi da giovane ma quando sono nato non le ho mai visto imbracciarne una. Zoppicava a causa di uno scontro mortale con degli Ordendor in un agguato poco fuori dalle montagne in prossimità delle distese poco prima Il Lago Pallido, ma lei ne abbatté a decine. Da allora ha solo aiutato mio padre e così anche io. Da piccolo ho sempre giocato ad essere un Re con armi che forgiava mio padre ma guai se se ne accorgeva. Il suo lavoro era prezioso, specie di questi tempi. Io mi crescevo molto più robusto dei miei confratelli perché sin da piccolo, nella forgia, prendevo carichi pensati di acciaio e Mithril per aiutare mio padre nel creare armi per l’esercito. Le battaglie erano continue. C’erano pochi momenti di tranquillità e le dicerie del popolo nanico non erano così rassicuranti. Molti combattenti, al rientro da ronde, raccontavano di orde di nemici poco fuori e nostre porte e, molti altri… non facevano ritorno. Li ammiravo per il coraggio e la determinazione. Mi allenavo tutte le volte che potevo ma non ero proprio “raffinato” come molti di loro. La mia stazza poderosa mi permise di entrare nell’esercito del Re appena raggiunta l’età ma, come dicevo, non ero molto bravo o, per meglio dire, non ero raffinato nelle tecniche di combattimento, ma indubbiamente molto efficace. Diciamo che ero “impacciato ed irruento”. Il fatto di essere più grosso degli altri però mi metteva in una posizione di prima linea così, piano piano, iniziai anche a prendere confidenza con gli scontri.
Alla mia prima uscita, ricordo, i miei erano evidentemente tanto preoccupati quanto orgogliosi. Quasi non volevano che il loro ragazzo rischiasse perché sapevano cosa si celava al di fuori delle mastodontiche montagne. Eppure non mostrarono mai debolezza “un nano non teme nulla”.
Mi diedero un’ascia che fu usata da mia madre e forgiata da mio padre che chiamai “l’assetata” perché così era soprannominata lei in battaglia. Uccideva senza paura… si dice. Poi mio padre mi regalò uno scudo apparentemente più piccolo della media ma resistentissimo con un orso intagliato contornato con la pelliccia di una bestia malcapitata. Era bellissimo e leggero... davvero un capolavoro. Lo custodiva da sempre ma non credo l’abbia mai usato.
Da quel giorno in poi, per molti anni, uscivo con un fidato gruppo di combattenti a ripulire le strade, a fare indagini su voci che erano giunte, ad abbattere tutto ciò che era nemico di casa nostra. Giravo sempre nella compagnia del Capitano Adrik che mi assoldò da ragazzo ed istruì al combattimento. Con lui si imparava sempre qualcosa. Quando eravamo costretti a rimanere fuori per giorni ci insegnava come sopravvivere, cacciare e trovare luoghi sicuri per la notte. In combattimento poi era formidabile. Una volta l’ho visto io stesso tagliare la testa in due di un Orco mentre metteva in fuga gli altri con il solo urlare il nome della sua famigerata ascia “Tuono”. Si narra fosse stata forgiata da uno dei mastri più antichi dei clan nanici. Era tempestata di rune e ad ogni fendente si sentiva come il rumore di un tuono provenire da essa. Brillava di luce propria. Mi sentivo al sicuro accanto a lui e percepivo che anche Capitano Adrik era felice di avermi accanto.
Mi allenai tanto con lui ed imparai molto. Mesi e mesi di addestramenti ora potevo metterli in pratica contro dei nemici che stavano avanzando verso casa nostra. Ero fiero di me per i progressi che facevo ma volevo di più. Volevo essere come Adrik e non fermarmi…diventare come il nostro Re, il più forte e potente di tutti, il nostro Barba infuocata.
Per mesi e forse anni, ho perso il conto, ci siamo imbattuti in nemici sempre più forti e sempre più numerosi. Non avevo idea di quanto l’ombra si fosse espansa. Il nostro esercitò andò via via dimezzandosi perdendo sempre più compagni. In quelle occasioni mi resi conto di quanto fossi diventato bravo e di quanto l’istinto mi facesse abbattere quelle insulse creature. Non temevo nulla… ero invincibile. Una notte però successe una cosa imprevedibile. Non vi ho raccontato di una cosa che mi ha segnato per tutta la vita. Era piccolo e rimasi chiuso in una cantina dove mio padre teneva le armi più belle per ammirarle e giocarci di nascosto. Urlai per ore prima che vennero ad aprirmi. Purtroppo, nel mentre, mi ritrovai circondato da tantissimi roditori che cercai di allontanare. Mi trovarono svenuto pieno di morsi. Ero piccolo e … comunque, tornando al racconto, mentre ci accampammo in una radura, fui aggredito inconsapevolmente da dei ratti effettivamente enormi. Non avevo più avuto a che fare con quelle bestiacce fino a quel momento ma fui avvolto da una strana sensazione di paura. Non riuscivo a colpirle e mi venne il panico. Mi resi conto di quanto avessi il terrore di quelle piccolissime creature ed era più forte di me. Non potevo mostrare questa fobia ai miei compagni: avrebbero riso di me per sempre. Era rispettato da tutti e mai questa cosa sarebbe dovuta uscire fuori.
Ricordo solo che per fuggire a quella creature iniziai a scappare e mi persi nel bosco. Ero terrorizzato e mi vergognai tantissimo. Una volta seminato il roditore cercai la strada per raggiungere l’accampamento ma la boscaglia era fitta e non trovai nemmeno più le mie tracce. Girai tutta la notte e mi resi conto di essere solo. Raggiunsi una cima e mi sembrò di vedere del fumo. Avevo trovato l’accampamento ma quando mi avvicinai trovai molti dei miei compagni spezzati dalla battaglia ed del corpo di Adrik nulla. Cercai tracce per molte ore e mi imbattei in un accampamento di Orchi molto lontano da casa. Forse un movimento brussco li aveva allertati e mi ritrovai con molti di loro addosso. Riuscì ad abbatterne molti ma erano troppi e mi divincolai scappando per mettermi in salvo. Corsi per un giorno intero per far sparire le mie tracce ed al ritorno non trovai più nulla.
Da quel momento in poi girai un po’ a caso incontrando anche alcuni valorosi combattenti ai quali chiesi se avevano visto un esercito di nani o quello che sarebbe potuto rimanere della compagnia di Adrik. Pensavo che lo stessero cercando e quindi chiedevo in giro. Mi indicarono luoghi dove le battaglie incalzavano verso ovest e così mi convinsi che i miei compari erano in quella direzione.
Viaggiai giorni, mesi, non lo ricordo. Incontrai di tutto: orchi, goblin e, quasi per magia, dei Nani… ero felice, ma lontanissimo da casa.
Corsi verso di loro mentre abbattevano nemici e mi misi subito in mostra. Non senza danni riuscimmo ad eliminare la feccia dell’ombra e mi accorsi di essere nel bel mezzo di un gruppetto di Nani di Lardum: Kurgun. Erano meravigliosi… pieni di tatuaggi. Mi dissero che erano dei seguaci di un certo Thor lo Spaccamontagne e, raccontarono, che sembra quasi sia stato così potente da distruggere un’intera parete di Montagna con un colpo solo abbattendo orde di Orchi. Una leggenda…. Ed io non potevo essere da meno. Tra nani il lignaggio era importante e mi serviva essere qualcuno di rispettabile.
Raccontai che ero un potentissimo capo Clan rimasto in vita grazie alla mia forza e coraggio e che il mio esercito era stato abbattuto. Non so come ma mi credettero… o forse fecero finta. Tuttavia iniziai a camminare con loro verso il grande bosco sperando di incrociare qualche amico e, perché no, qualcuno con cui tornare a casa. Ad ogni nuovo incontro raccontai la stessa cosa per non farmi scoprire dagli altri e, quando non mi sentivano, dicevo che ero il loro comandante avendo lineamenti e corporatura diversa.
Passarono mesi e tante furono le battaglie. La mia nuova identità credo fosse solo di facciata. I miei nuovi compagni mi prendevano in giro chiamandomi “Re” e spesso finiva a scazzottate.
Purtroppo il nemico era ovunque e sempre più forte. Eravamo nel bosco a girare per mesi. Sentivo il bisogno di respirare aria di montagna. Mi mancava moltissimo. Iniziammo ad incontrare gente malata e deforme. Una potente epidemia o qualcosa di simile. Una notte, vicino ad un fiume, fummo attaccati. Erano tanti e… ricordo poco.
Mi risvegliai con il fiato di un bestione che mi alitava sulla barba su una barca di fortuna. Non ho idea di quanto tempo fosse passato. I miei amici nani non c’erano. C’era un piccolo Halfling accanto a me. Mi spaventai subito nel vedere questo enorme Warg ma l’ometto lo accarezzò e mi disse: “finalmente ti sei svegliato”. Mi rasserenai.
Si chiama Hask e mi ha trovato in fin di vita… così dice. I miei compagni erano tutti morti. Forse credevano morto anche me. Non sapendo dove fossi e senza nessuno dei miei fratelli accanto ho viaggiato con lui e, come al solito, gli ho raccontato chi sono… o almeno chi dico di essere: Darrak Pugno d’Acciaio delle montagne del kaladrun. Re del clan omonimo e… beh, lui mi ascolta molto silenzioso. È una brava persona, mi ascolta e ci temiamo compagnia e, non sapendo dove sono e cosa fare, la sua presenza, in qualche modo, nonostante la piccolissima statura mi fa vivere meglio.
Sono lontano da casa, lontano dai miei genitori. A questo punto non so nemmeno più se li rivedrò vivi. Non so più nulla da mesi… anni. Un giorno, forse, li rivedrò ma ora bisogna solo salvarsi la pelle giorno dopo giorno. So che Pugno d’Acciaio è per via dei calli alle mani dovuti alla forgia di mio padre e che ho costruito un castello di bugie dietro a chissà quale convinzione, ma siamo soli ed il mondo è marcio. Lord o non Lord non ci resta che sopravvivere e trovare la strada di casa al più presto e nel frattempo uccidere più orchi possibile.