[Dead] Anomander Rake

L'archivio delle informazioni su tutti i personaggi giocanti passati e presenti, completo di background, schede aggiornate, considerazioni. Ovviamente, con la Death Map™ aggiornata sessione per sessione...
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Anomander durante la possessione. Battaglia di Caradhul, 99 4E.

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Anomander durante la battaglia presso i cancelli dell'Eco. primo giorno dell'anno 100, Quarta era. Poche ore prima della seconda morte.

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Ultimi istanti di vita di Anomander Rake a difesa del Cancello dell'Eco, onorando la promessa fatta gli elfi

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[eventi da verificare]
Anomander Rake, generale dell'esercito dell'Ombra, luogotenente di Don Zaucker.

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Ultima modifica di Anomand3r il 28/07/2022, 15:54, modificato 1 volta in totale.

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A distanza di due anni e mezzo di gioco dalla morte del pg non c'è stata alcuna traccia di (possibile) svolta e reintegrazione di Anomander, nè nei panni di png/villain nè tantomeno come pg.

Resta la soddisfazione di aver dato anima e corpo a un personaggio che, nel bene e nel male, è entrato nella storia della campagna di Midnight e nell'immaginario collettivo di tutti coloro che vi hanno partecipato.

Resta tuttavia anche una forte delusione e tristezza per non aver avuto nessun tipo di apertura, nemmeno parziale, a qualcosa di diverso se non la "semplice morte". Probabilmente ho sbagliato tempi e modi a più riprese, ma mai mi sarei aspettato una chiusura totale e, addirittura, delle reazioni quasi infastidite da parte del master a fronte di semplici citazioni del pg.

Tristemente prendo atto di questa scelta da parte del master. Tale scritto non intende essere a scopo polemico, ma di semplice presa di coscienza.

La storia di Anomander Rake si conclude definitivamente su queste pagine virtuali.

“Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede”
Ultima modifica di Anomand3r il 27/09/2022, 18:02, modificato 2 volte in totale.

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Versione revised dell'ipotetica continuazione della storyline di Anomander

Pietragrigia, colossale e implacabile, incombeva su Anomander, schiacciandolo con la forza brutale della sua presa, immobilizzandolo sulla terra bagnata di sangue e morte. Le sue mani tozze, dure come il granito, lo tenevano bloccato, mentre l'eco della battaglia ancora vibrava nell'aria. A pochi metri, le fiamme consumavano i resti del Cancello dell'Eco, un tempo maestosa barriera, ora ridotta a un rogo di macerie incandescenti. Il mezz'orco non mascherava la sua sete di vendetta: se non fosse stato per gli ordini di un'autorità superiore, Anomander sarebbe già stato fatto a pezzi per la sconfitta inflitta in battaglia.

L'odore acre delle braci riempiva l'aria, il fumo spesso avvolgeva il campo, rendendo impossibile vedere oltre pochi passi. Tutto era morte, distruzione e silenzio. Nessun superstite. Perché fosse stato riportato in vita, a lui non era chiaro, ma il destino gli pareva già segnato: torture, domande senza fine, prima di essere sacrificato per la gloria dell'Oscuro Signore Izrador. Non avrebbe opposto resistenza, non questa volta. La sua anima era ormai vuota, logorata da perdite insopportabili, il suo cuore ridotto a cenere. Anomander, una volta fiero guerriero e portatore di speranza, era ora rassegnato alla morte, al dolce abbraccio dell’oblio.

Eppure, prima che la sua fine potesse compiersi, una figura si stagliò contro il fuoco: Don Zauker, tronfio e avvolto in un’aura di vittoria, si fece avanti. Gli occhi del chierico brillavano di fanatismo, ubriaco della consapevolezza di essere divenuto lo strumento favorito di Izrador.

"Anomander," esordì, con un sorriso serpentino, "rendi grazie al nostro Signore per averti concesso una seconda vita."

L’espressione di Anomander non mutò. Non c’era odio, non c’era paura. Solo un disprezzo profondo. "Mai!" sputò, con una forza che sembrava riemergere dal suo stesso dolore. "Potete prendervi la mia vita, ma non rinnegherò ciò per cui ho combattuto. Ho mantenuto fede alla mia promessa!"

Il chierico rise, un suono aspro, pieno di scherno. "E in cosa credi, Anomander? Nella bontà degli elfi? Quelli che ti chiamano Ks'edar, l’uomo malvagio? O forse nei tuoi compagni... quelli che ti hanno abbandonato mentre venivi fatto a pezzi?"

Un’esitazione. Fugace, ma reale. Anomander sentiva la lama del dubbio insinuarsi nel suo cuore.

"Credo nell’amore, nell’amicizia, nella libertà!" rispose infine, con meno convinzione di quanto avrebbe voluto.

"Povero sciocco," continuò Don Zauker, il suo tono ora velenoso. "Il tuo cuore è corrotto da tempo, più di quanto tu possa immaginare. Hai già servito l’Unico Dio, anche se non lo vuoi ammettere. Il tuo patto con il demone, le tue azioni, Grimnor, la tua eterna sete di potere... Noi due cerchiamo la stessa cosa, ma solo io ne sono consapevole."

"Non sono come te! Non lo sarò mai!" urlò Anomander, la voce spezzata dall’ira. "Uccidimi ora o liberami e lasciami combattere. Non abbiamo nulla da spartire, servo lurido di Izrador!"

"Ucciderti?" Il sorriso del chierico si allargò. "Farò molto di peggio. Ti mostrerò la verità." Si chinò verso di lui, posando il palmo della mano sulla tempia di Anomander.

La vista del warlock si annebbiò. Quando riaprì gli occhi, si trovò altrove, in un tempo ormai sepolto...

Era nella cripta della Compagnia di Alvedara, quel luogo dove aveva condiviso notti d’amore con Priscilla. Lei era lì, distesa sul letto accanto a lui, la sua pelle calda contro la sua. Era la notte prima della missione che avrebbe cambiato tutto. Vide se stesso baciare Priscilla, rivestirsi e andarsene. Vide lei restare per un momento, nuda e perfetta, come la ricordava. Ma poi, dall’ombra, una figura ammantata emerse: Allender, il capo della Compagnia. Si avvicinò a Priscilla, le accarezzò il corpo, annusando i suoi capelli come un predatore. Lei non oppose resistenza. Anzi, ricambiò con un sorriso malizioso.

"Sei pronta per domani?" le chiese Allender.

"Mai stata così pronta," rispose lei, il tono freddo come acciaio. "Il tomo sarà tuo."

Anomander osservò, inorridito, mentre la verità si svelava davanti a lui. La sua fiducia, il suo amore, tutto tradito. Un gelo si insinuò nel suo cuore.

Improvvisamente, la visione cambiò. Ora era sulle montagne vicino Paldrum, insieme ai suoi compagni: Thor, Fang, Estia. La brezza primaverile accarezzava le vette, ma il cuore di Anomander era un deserto di dubbi. Vide Thor e la donna elfo, parlottare in disparte. Il volto del nano era cupo.

"Non puoi permettergli di raggiungere Karadhul," sussurrò la donna. "L’entità che lo possiede sta prendendo il sopravvento. Devi fermarlo."

"Farò ciò che deve essere fatto," rispose Thor, senza esitazione.

Anomander fu trafitto dalla consapevolezza che anche l’amicizia che credeva indistruttibile non era che un’altra menzogna.

La visione successiva lo portò in una cripta sotterranea. La chiave di bronzo nelle sue mani si incastrava nella porta, rivelando una stanza colossale. Al centro, una creatura mostruosa: Deramox, il demone che Anomander aveva liberato. Si inginocchiò, come un servo davanti al suo padrone.

"Mi hai servito bene," tuonò il demone. Ma ora, non mi servi più." Con un solo movimento, Deramox lo afferrò, le sue fauci spalancate come un abisso di morte.

Anomander gridò.

Di nuovo, si ritrovò nella realtà, i suoi occhi colmi di lacrime. Pietragrigia giaceva ancora sopra di lui, ma ora, tutto dentro Anomander era cambiato. Una furia cieca, una rabbia incontrollabile lo travolse. Si liberò dalla presa dell’orco con una forza sovrumana, le sue mani avvolte dall'oscurità. Dall'aria stessa, una nera alabarda apparve nelle sue mani, fatta di ombra e odio.

Colpì. Prima per Priscilla, poi per Thor, per Deramox, per tutti coloro che l'avevano tradito. Quando ebbe finito, di Pietragrigia non restava che un ammasso informe di carne e sangue.

Stava lì, immobile, con lo sguardo perso nel vuoto. Non provava più nulla. Solo un odio puro e oscuro. L'alabarda, ancora nelle sue mani, sembrava viva, nera come la notte stessa.

"Cosa facciamo con lui?" chiese una guardia a Don Zauker.

"Portatelo nella mia tenda," rispose il chierico, soddisfatto. “ha proprio bisogno di un nuovo Generale."

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Background revised sintetico

Le ombre si muovevano silenziose nel labirintico sottosuolo di Alvedara, la città dalle torri bianche e le cupole dorate, venerata come il gioiello dell'Erenland. La sua antica magnificenza, testimone di un passato glorioso, celava un oscuro ventre: un sistema di cunicoli, fogne e gallerie che la resistenza utilizzava come arterie segrete. Questi passaggi sotterranei erano diventati la linfa vitale della Compagnia di Alvedara, l’ultimo bastione di speranza contro l’Ombra opprimente di Izrador.

In quella notte fatale, tre giovani Erenlander si muovevano furtivamente nelle viscere della città. Erano i migliori, cresciuti nelle strade del quartiere meridionale di Alvedara, tra povertà e disperazione. La loro missione era tanto rischiosa quanto cruciale: rubare un antico tomo Sarcosan prima che il Re della Notte, Jazhir, tornasse in città per impadronirsene. Allender, il misterioso leader della Compagnia, li aveva scelti per questa impresa. La sua lettera e le antiche mappe sotterranee suggerivano quanto fosse vitale il successo dell'operazione.

Jack Steel, massiccio e determinato, possedeva una forza brutale che lo rendeva l’ideale protettore del gruppo. Priscilla Boon, la loro ombra sfuggente, era dotata di bellezza ipnotica e rapidità sovrumana, con dita leggere come il vento e la capacità di svanire nella notte. Ma era Anomander Rake, il terzo membro, a incarnare il vero enigma. Con i suoi capelli argentei e gli occhi grigi come la tempesta, la sua bellezza era fredda e distante, ma il suo carisma naturale ispirava rispetto e fiducia. In lui, i vertici della Compagnia avevano già intravisto il futuro, benché il suo talento marziale fosse limitato. Ciò che pochi sapevano, tuttavia, era l’amore segreto e passionale tra Anomander e Priscilla, un legame che aveva plasmato i loro cuori sin dall’adolescenza.

Il viaggio attraverso il sottosuolo fu lungo e pericoloso. Alvedara poggiava su un labirinto di cunicoli, alcuni dimenticati, altri infestati da orrori nascosti e segreti dimenticati. Cautamente, seguendo le mappe del loro leader, i tre raggiunsero il palazzo reale. Le torri ottagonali svettavano nel cielo notturno, sorvegliate da pattuglie armate, mentre sotto di esse si nascondeva il prezioso tomo.

Priscilla, con destrezza, disinnescò le trappole che bloccavano il loro accesso alla torre più antica. Al loro ingresso, l'aria era densa di zolfo e antiche energie. L'altare di pietra al centro della sala ottagonale ospitava una cassa di frassino, pesantemente imbrigliata. Mentre Jack vigilava, Priscilla e Anomander perlustrarono la stanza alla ricerca di pericoli nascosti, ma ciò che non trovarono fu la loro rovina.

Un sibilo tagliò l’aria, e in un istante furono catturati da una potente magia che li immobilizzò. Solo Anomander, per motivi ignoti, resistette. Il suono delle guardie che si avvicinavano echeggiava sempre più vicino. Jack, con voce ferma, ordinò ad Anomander di fuggire con il tomo. Priscilla, pur sapendo che la sua fine era vicina, implorò Anomander di vivere per loro.

Anomander esitò. Il suo amore per Priscilla e l’amicizia con Jack erano troppo forti per abbandonarli. Ma quando le guardie irruppero, si trovò costretto a combattere. Sguainò la spada e uccise il primo nemico, ma nel caos il suo destino cambiò in modo irreversibile. La cassa di frassino si frantumò, rivelando il tomo tanto agognato. Lo afferrò, ma un dolore lancinante percorse il suo braccio quando il potere oscuro del libro lo invase.

Dall'oscurità profonda, una voce lo reclamò: "Mi hai liberato. Ora sei mio."

La stanza piombò in un buio sovrannaturale, e gli orrori si scatenarono. Le guardie vennero dilaniate da forze invisibili. Jack e Priscilla condivisero lo stesso terribile destino. Anomander si lanciò su Priscilla, cercando di proteggerla, ma era troppo tardi. Con le ultime forze, Priscilla lo salutò, implorandolo di continuare a combattere per il loro sogno di libertà.

Solo, devastato e coperto di sangue, Anomander fu lasciato con la sua disperazione. Il suo corpo, un tempo elegante, era cambiato. La mano con cui aveva toccato il tomo era mutata, trasformata in un artiglio scuro e squamoso, il segno dell'oscurità che ora lo possedeva.

L’entità che si manifestò in quel momento era Deramox, una forza malevola che iniziò a tormentare Anomander. Le sue notti si riempirono di visioni oscure e richieste sempre più sinistre. Anomander divenne un guerriero dell’ombra, utilizzando i poteri conferitigli da Deramox per servire la Compagnia, ma anche per appagare la sua crescente sete di potere.

Nel suo cuore, però, rimase sempre la fiamma della vendetta. Deramox aveva preso tutto da lui: il suo amore, i suoi amici e la sua anima. Ma Anomander giurò che un giorno avrebbe trovato un modo per liberarsi di quel legame maledetto. Per ora, avrebbe continuato a combattere contro l’Ombra, in onore di Priscilla, per la promessa che si erano fatti e per il sogno di un mondo libero.

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