Fafnir Sparrowsong
Bardo College of Lore (5)
Motto: "Possiamo risolverla pacificamente!"
La mia storia inizia come quella di tanti della mia razza, in un piccolo villaggio di imbarcazioni galleggianti, nido della mia infanzia di cui ricordo a malapena il nome. A quei tempi, io e il mio fratellino Finn ci divertivamo a raccontarci storie… e a metterle in scena tramite piccole illusioni rudimentali.
Mio padre Frampton era vagamente divertito dalla cosa, ma ricordo che il più delle volte che giocavamo in quel modo aveva un’aria triste, quasi come quella cosa fosse un fardello per lui. Solo più avanti capii che la decisione di lasciare il villaggio galleggiante serviva a proteggerci. l’Ombra ha occhi e orecchie dappertutto, e riserva un pessimo trattamento a chi manifesta capacità sovrannaturali.
In verità vita da nomade non mi dispiaceva affatto: gente interessante e posti nuovi, alla larga dalle richieste per gli sforzi bellici dell’Ombra. Mio padre commerciava spezie e la sua propensione al baratto, associata al suo naso sopraffino, lo facevano la persona ideale per quell'attività. Finn teneva i conti in ordine e io mi dedicavo all'inventario delle merci e a sfamare tutti e tre. Mi piace cucinare. È ancora una delle mie attività preferite, nonché un ottimo mezzo di sussistenza. Un buon cuoco è merce rara e le taverne non si fanno sfuggire l’occasione di avere in cucina qualcuno che sappia fare qualcosa in più che arrostire un pezzo di carne… meglio ancora, se il suddetto cuoco risulta essere anche un intrattenitore provetto.
Nonostante le continue lavate di capo di nostro padre e tutti i discorsi sul non fare stupidaggini, in ogni taverna sul fiume Eren io e mio fratello non mancavamo mai di barattare un buon pasto condividendo una delle nostre storie con gli astanti. Avevamo un repertorio di racconti proveniente da ogni insenatura del fiume, e quando era il viandante di turno a raccontare un’avventura, noi ascoltavamo con attenzione e ricambiavamo con una delle mie zuppe speciali: Finn prendeva “in prestito” qualche ingrediente dalla cambusa della nostra chiatta, il “Luccio Fatato”, e io cucinavo.
Iniziammo persino ad acquistare pergamene e inchiostro di contrabbando in barba ad ogni cautela, per trascrivere le storie che ascoltavamo. Insegnarci a leggere e scrivere è stata l’unica cosa per cui nostro padre ha veramente rischiato grosso: “Uno gnomo con una nave è un mercante, ma uno gnomo con nave e calamaio è un comandante”, diceva.
Il guaio accadde non per via del contrabbando, ma a causa della mia abilità nell'intrattenere il pubblico. Sapete, ho sempre avuto l’impressione che tutti pendessero dalle mie labbra quando raccontavo una storia, come se le mie parole avessero il potere di ammaliare le persone. In fondo sapevo che non era solo una mia impressione e che questa capacità era legata alla decisione di mio padre di abbracciare la vita da nomade. Ahimè, ero sempre troppo preso dalla mia smania di essere il centro dell’attenzione per ammetterlo a me stesso e stare in guardia.
E quindi, in una sera come tante raccontavo l’ennesima storia, ma quella volta avevo una sensazione strana, come se avessi gli occhi addosso. Il giorno dopo quell'esibizione, nostro
padre ci sveglio all'alba col volto di chi aveva visto un fantasma, e con un filo di voce sibilò “saltate giù e nuotate!”.
Era tutto chiaro. Io e Finn non ce lo facemmo ripetere due volte, ma quella zucca vuota invece che farsi trascinare dalla corrente del fiume come il sottoscritto, tentò di nuotare verso l’altra sponda del fiume. Una volta raggiunta una distanza considerevole dall'imbarcazione e trovato un appiglio nella corrente, ebbi modo di girarmi a guardare cosa stava accadendo alle mie spalle.
Un gruppetto di orchi, torce in mano e capitanati da un umano dai capelli lunghi, neri e unti aveva circondato la nave. Mio padre era in manette e uno di quegli esseri disgustosi sghignazzava tirando su dal fiume Finn come se fosse un pesce, mentre del fumo saliva dal Luccio Fatato. Nell'arco di una sola mattinata avevo perso la mia famiglia, la nostra imbarcazione e la trascrizione delle nostre storie.
Da quel momento ho vissuto come un fuggiasco, nella speranza di ottenere informazioni sul fato di mio padre e di Finn, senza mai fermarmi più di due notti consecutive nella stessa taverna.
Ah, e se pensate che questo mi abbia fatto definitivamente passare la voglia di raccontare e apprendere nuove storie vi illudete, non sono quel tipo di gnomo. Mi sono spesso chiesto per quale motivo l’Ombra sia così violenta nel censurare le leggende che ci tramandiamo e le storie messe per iscritto. Forse, nella saggezza popolare c’è qualcosa che può ispirarci e insegnarci a rompere le catene della schiavitù… e io ho tutta l’intenzione riportare alla luce i miti, gli eroi e i racconti perduti nelle nebbie del tempo e condividere queste storie con chiunque abbia cuore e orecchie per ascoltarmi.
[Alive] Fafnir Sparrowsong
Al termine dell'anno 99, Ultima Era, Fafnir si aggirava allegramente per la Palude del Druido riposando in tutta tranquillità in compagnia di un gruppo di cadaveri che ascoltavano pazientemente le sue storie.
Erano adagiati in un carro che veniva scorrazzato da un gruppetto di simpatici goblin, quando..
Erano adagiati in un carro che veniva scorrazzato da un gruppetto di simpatici goblin, quando..