Campagna 3 - Log Sessioni

Log, riassunti e discussioni sulle sessioni svolte, aggiornati di settimana in settimana.
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Sessione 39 - 25/03/2026

Che la fuga abbia inizio.

Il gruppo, quasi per miracolo, riesce quasi interamente a sfuggire alla tirannia della Legata e dei suoi scagnozzi. Dandelia, purtroppo, dopo aver dato prova di grandi abilità liberando Kallorek e tentando di spiccare il volo grazie a delle ali comparse sul dorso, viene colpita e bloccata.

Il resto del gruppo si divide in due: Ratto e Rodnac scappano da un lato, mentre Lan e Vaniar si dirigono dalla parte opposta.

I primi, grazie alla luce della lanterna di Ratto, provano a fuggire, ma gli Ordendor sono sempre alle calcagna. Lan e Vaniar, invece, sono più fortunati: Lan, grazie alla sua scurovisione, riesce a guidare Vaniar al sicuro, allontanandosi dagli inseguitori.

Ratto e Rodnac sono spesso costretti a fermarsi e combattere in scontri improvvisi, sempre con l’obiettivo di seminare i nemici. Rodnac riesce più volte a respingerli, ma sono troppi e Ratto ha poche risorse da utilizzare. Nonostante tutto, provano ogni soluzione che gli passa per la mente.

Lan e Vaniar, invece, sembrano al sicuro quando Lan vede Ratto poco distante e lo accoglie subito per farlo fuggire con loro. Tuttavia, qualcosa non convince Vaniar: capisce che si tratta di un trucco e, anche per loro, la situazione precipita.

Tra loro ricompare Elecar, figlio di Voss, che un tempo credevano di aver fatto a pezzi e distrutto. Questi attacca esclusivamente Vaniar, come se fosse l’unico ordine ricevuto. I due si accorgono subito che Elecar è diverso, molto più potente di prima: con un solo colpo abbatte Vaniar.

Lan, nel panico, capisce di non poterlo affrontare e fugge, promettendo però di tornare a salvare l’amato “fratello”. Combattere sarebbe inutile.

Dopo aver seminato Elecar, Lan torna sul posto ma non trova il corpo dell’amico. Sente però, poco distante, il rumore di un corpo trascinato a terra. Si avvicina e, nonostante fosse certo di essere invisibile, il mostro si gira e lo guarda. Poi, disinteressato, prosegue verso l’accampamento, trascinando Vaniar in fin di vita per un piede.

Lan, con le lacrime che gli rigano il viso, prende la decisione più saggia: andare in città a cercare il Jin. L’amico Genio potrebbe avere, oltre al cristallo, anche la forza per aiutarlo.

Dall’altra parte del bosco, non troppo lontano, Ratto cade dopo l’ennesimo attacco degli Ordendor. Rodnac, però, raccoglie tutte le sue forze e, in un impeto d’ira, si carica l’amico sulle spalle e corre come mai aveva fatto prima. Riesce, tra frecce e fortuna, a seminare i nemici dirigendosi anch’egli verso la città.

In lontananza, Lan vede Rodnac correre con Ratto in spalla e gli va subito incontro per aiutarlo. Capiscono che non c’è tempo da perdere: fanno scattare l’allarme alle porte della città e si dirigono immediatamente verso la casa di Baham, loro unica speranza.

Baham li accoglie con la solita grazia, aiuta Ratto ridandogli vita e chiede subito della “Pietra del Drago”. Ratto, mortificato, confessa che è stata sottratta. A quel punto Baham, furioso, insieme ai suoi fedeli animali si trasforma in un possente drago, ruggendo che devono assolutamente recuperarla.

Il gruppo resta senza parole, ma non c’è tempo per indugiare. Si passa al piano successivo: cercare il Genio a casa di Kallorek.

Qui trovano i membri del gruppo della Serpe, che cercano di ostacolarli. Ratto cade per l’ennesima volta e, mentre Lan e Rodnac si avvicinano alla casa avvolta dalle fiamme dei draghi che stanno distruggendo tutto, gridano disperati aiuto.

Baham, ormai trasformato, vedendo il suo adepto cadere ancora una volta e iniziando a dubitare delle proprie scelte, interviene di nuovo, sterminando ogni cosa sul suo cammino. Insieme a Ratto si dirige verso l’accampamento per recuperare la pietra.

Nel frattempo, Lan e Rodnac entrano nella casa in fiamme chiamando il Genio. Per pura fortuna lo trovano dietro l’abitazione, su un carretto insieme al vecchio Johna, pronti a partire verso un luogo che la figlia di Kallorek aveva indicato come sicuro.

Lan è felicissimo: le sue speranze si riaccendono, soprattutto quando scoprono che il Cristallo è con loro. Riescono quindi a convincere il Genio a seguirli per iniziare un lungo viaggio verso la salvezza di Vaniar e Dandelia, ora nelle mani dell’ombra, mentre Johna viene mandato a casa loro per cercare rifugio.

Nello stesso momento, Ratto, grazie alla magia, individua in un accampamento di orchi gli oggetti magici che erano stati loro sottratti durante la cattura. Grazie alla potenza infinita di Baham, riesce a recuperarli mentre il drago riduce in cenere ogni orco che gli si para davanti.

Infine, il gruppo si ritrova alle porte della città. Baham torna in forma umana, estremamente debole: la sua trasformazione non può essere sostenuta troppo lontano dal villaggio. Evidentemente c’è qualcosa che lo vincola a quel luogo.

Gli altri lo ringraziano e decidono che è il momento di partire.

Nello stesso istante, Vaniar e Dandelia riaprono gli occhi: sono chiusi in gabbie, incatenati. Non possono fare altro che guardarsi intorno e sperare. Vengono caricati su carri diretti a sud, forse verso Voss che, da perfetto Legato, non dimentica.

Il viaggio dei due gruppi, separati ma vicini, ha inizio.

Non c’è tempo: bisogna agire.

To be continued…

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SESSIONE 40 – 08/04/2026

Ci ritroviamo e, insieme al Genio, decidiamo di dirigerci subito verso i primi accampamenti cercando di essere il più veloci possibile.
Nel frattempo, Vaniar e Dandelia sono incatenati in un carretto, circondati da umani a cavallo, Ordendor e l’immancabile Elekar. Ci sono anche altri carretti, ma senza visuale all’interno.

Lan e gli altri si avvicinano all’ultimo posto dove erano tutti insieme prima della fuga per trovare tracce, ma Ratto, come al solito, si fa scoprire da un gruppo di orchi che li attacca immediatamente. Uno di questi suona anche il corno per chiamare aiuto. Fortunatamente riescono a eliminare i nemici e a fuggire in tempo, evitando di lasciare tracce.
Nel frattempo, un umano di piccola statura con un simbolo di Izrador al collo si avvicina a Vaniar e Dandelia. Porta la donna in una tenda per privarla dei poteri magici, avendo capito che è in grado di incanalare. Le viene messo un collare e viene eseguito uno strano incantamento per sopprimere le sue capacità. Provano anche a interrogarli, ma senza ottenere alcuna informazione.

Vaniar cerca di lasciare segni lungo il percorso, sperando che gli amici li trovino, certo che siano sulle loro tracce: Lan non li abbandonerebbe mai. Dopo un po’ vengono ricaricati sui carri diretti verso Djimless, una città sul fiume. Nel frattempo provano anche a corrompere un umano, facendo leva sulle sue debolezze e sul fatto che nessuno vuole vivere sotto il comando degli orchi.

Lan, Rodnak, Ratto e il Genio continuano a cercare tracce, ma la zona pullula di nemici e accampamenti. Affrontano altri ostacoli e combattimenti che riescono a superare rapidamente. A un certo punto incontrano una creatura: un soldato “ritornato” che tenta di attaccarli. Lan capisce che è guidato solo dalla “fame” e lo inganna promettendogli cibo e una cura per una malattia inventata. Sfruttando la sua fiducia, riesce a farsi raccontare tutto ciò che sa.
La creatura rivela che Lisandre, la potente Legata incontrata prima della fuga, ha una figlia tenuta in ostaggio da Voss: un’informazione estremamente importante. Una volta capito che non ha altro da dire, Lan pone fine all’incontro con un inganno.

Proseguono quindi nella ricerca di Vaniar e Dandelia. Raggiungono un accampamento e lo esplorano: sembra abbandonato e senza segni di vita. Mentre Lan cerca informazioni, Ratto prova a decifrare la pergamena trovata sugli orchi. Lan scopre che i prigionieri sono stati portati a sud: è sufficiente per decidere di partire immediatamente.
Nel frattempo, Vaniar e Dandelia si fermano perché gli umani sono stanchi, a differenza degli Ordendor. Notano un nano, cosa molto rara, per il quale viene allestito un banchetto. È chiaramente uno schiavo come loro e cercano di parlargli.

Il nano racconta dell’impossibilità di fuggire: l’unica scelta è lavorare per loro in cambio di cibo e della vita. Promette però di aiutarli, cercando supporto tra gli altri schiavi, soprattutto grazie a Dandelia, che dice di essere un fabbro del nord. È prigioniero da più di un anno ed è felice di poter dare una mano.

Poco prima dell’alba, Elecar si avvicina alla gabbia di Vaniar, afferra le sbarre stringendole con fare aggressivo. Vaniar prova a scacciarlo, senza successo. Elecar si abbassa e scrive sul terreno:
“Ricorda, Morto, Voss”

To be continued

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SESSIONE 41 – 14/04/2026

Il gruppo decide di forzare la marcia per recuperare terreno e raggiungere quanto prima i loro amici. Purtroppo le ronde e gli accampamenti nemici sono ovunque e Ratto non riesce a essere furtivo come al solito. Veniamo quindi scoperti e comincia una battaglia che, fortunatamente, riescono a risolvere abbastanza agilmente.

Finito lo scontro, non c’è altra possibilità che fuggire per uscire quanto prima da questo luogo pieno di accampamenti nemici. Dopo un po’, finalmente troviamo un luogo abbastanza nascosto e decidiamo di riposare, anche perché le forze sono allo stremo.

Nel frattempo Vaniar e Dandelia non riescono a fare nulla se non osservare. Dandelia nota nell’oscurità due occhi familiari: uno dei suoi lupi lo sta seguendo. La cosa la rende felice. Subito dopo nota una ragazzina incappucciata insinuarsi nell’accampamento e cercare tra i carri. Sembra proprio la figlia di Kallorek, probabilmente alla ricerca del padre.

Vaniar e Dandelia studiano al meglio il campo e le abitudini, sperando che i loro amici possano arrivare quanto prima. I carri ripartono e per i due amici non c’è via di fuga. L’unica cosa che fanno è lasciare qualche pezzo di indumento lungo la strada, sperando che Lan e gli altri possano trovarli.

Poco dopo il tramonto raggiungono Djinless. Vengono portati al centro della città, dove vedono corpi appesi, impiccagioni sparse e simboli di Izrador un po’ ovunque. La città è in condizioni pessime. Vengono scortati in una vecchia taverna, oggi un avamposto dei seguaci di Izrador.

Un uomo corpulento li attende e poggia un secchio di pietre/monete sul tavolo. Li osserva e inizia a parlare con loro. Si rivolge subito a Vaniar, “l’elfo senza orecchi tanto ricercato”, e comprende che è proprio quello che cerca Voss.

Vaniar, come al solito incurante dei rischi, anche se non sa quale possa essere il male minore tra morire subito o essere consegnato a Voss, lo provoca. Questi lo colpisce quasi a morte, ma lo stordisce soltanto.

Dandelia è più prudente e furba. Parla con rispetto e anche con un certo distacco, come se volesse far intendere “sono con questi per sbaglio”. Racconta della sua vita e della “sorella”, dicendo che è disposta a tutto pur di trovare il modo di darle la pace che merita.

Il legato Vornius vede un’opportunità e le offre la possibilità di fare qualche ricerca per lui. Dandelia sta al gioco, anche perché non vede altre uscite se non quella che almeno uno dei due sia vivo e fuori da una gabbia.

Ratto, Rodnac, Lan e Genio ripartono alla ricerca degli amici con passo svelto. Incontrano un vecchio che Lan ferma e prova a parlargli con la solita gentilezza. Si presenta come Rostam e racconta che ha perso tutto, che la città è controllata da mostri al seguito dei Legati.

Racconta dell’arrivo di prigionieri su dei carri, ma che saranno spacciati entro poco tempo. Lan chiede di chi potersi fidare in città e lui fa i nomi di Grunca, la locandiera, e Crip, lo gnomo mercante.

Infine Lan prova a convincerlo a restare, aspettando che dei ribelli o loro stessi possano riuscire a liberare la città, ma nulla… decide di andare a finire i suoi giorni altrove. Lo salutano e si avvicinano alla città, che appare subito molto controllata.

Sempre più vicini, adottano tutte le misure per non dare nell’occhio, ma Ratto, ancora una volta, si fa scoprire e comincia un nuovo scontro. Anche questa volta, per fortuna, finisce in favore dei nostri eroi e la città è davvero a uno schiocco. Terminano su una collinetta che dà proprio su quest’ultima.

Nel frattempo Dandelia sfrutta la libertà per cercare cibo per sé e per Vaniar. Va dalla locandiera che, per fortuna, le concede qualcosa. Vedendola per la prima volta, fa qualche domanda e le risposte le fanno comprendere che non ha nulla a che fare con Marcus e i Legati.

Dandelia fa capire a Grunca, la locandiera, che è una di loro e che sta cercando di liberare Vaniar per aiutare la città. Infine ottiene il cibo e prova a darlo anche a Vaniar, nonostante fosse controllato a vista dagli orchi. Ad ogni modo riesce a fargli avere un tozzo di pane… meglio di niente.

Intanto continua a esplorare la città. Attraversa un ponte e vede sotto delle creature piccolissime scappare silenziosamente. Prova a raggiungerle.

Vaniar, dopo aver finalmente mangiato qualcosa, sente uno strano freddo allo stomaco e una voce potente nella sua mente gli dice:
“Dobbiamo uscire da qui… accetta la nostra forza e liberati da questa gabbia.”

Vaniar, senza pensarci troppo, disperato, accetta e una forza enorme lo pervade, permettendogli, in pochissimi secondi, di distruggere e piegare sbarre di ferro come nemmeno dieci uomini avrebbero potuto fare.

Si libera e scappa, ma un orco lo vede e lo insegue chiamando gli altri. Ne nasce una corsa contro ogni aspettativa all’interno di una città-bunker. Purtroppo Vaniar non conosce la città e viene circondato. La battaglia incalza, ma il piano non è uccidere: è fuggire.

To be continued

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SESSIONE 42 – 22/04/2026

Durante il viaggio, il Genio fa molte domande ai nostri amici, cercando di capire come mai così tanti Ordendor fossero presenti. Racconta anche dei suoi tempi, quando aiutava potenti sovrani, ma poi fu imprigionato in una torre da un potente mago, anche se non ricorda molto di più.

Finalmente la collina finisce e la città è davvero a un passo.

Nel frattempo Dandelia cerca di raggiungere le tre figure. Le ferma e scopre una donna che prova a salvare tre bambini spaventati. Dandelia fa capire che non è un pericolo e chiede dove stanno andando, dove si trovano i ribelli e come può aiutarli. Sono terrorizzati e capisce che è meglio lasciarli andare.
I bambini riprendono la loro corsa silenziosa ma frettolosa verso, forse, un briciolo di libertà.

Dandelia si dirige verso la torre, parla con alcune guardie e si gioca ancora la carta “per il Legato Vornius”, che sembra funzionare spesso. Tuttavia c’è poco da scoprire, se non che la torre è una sorta di magazzino.
Continua verso la palizzata e nota degli orchi litigare. Impavida, decide comunque di interrogarli, ma gli Ordendor, si sa, non badano molto alle gerarchie, e questa volta ha meno fortuna. Uno di loro la deride e la attacca anche alle spalle.
Stranamente riesce a farsi valere, mostrando grandi abilità con un pugnale, tanto da impressionare anche gli altri orchi che stavano osservando. Per ora l’ha fatta franca, ma per poco non si metteva nei guai.

Vaniar continua la sua fuga, ma è sempre obbligato a combattere per ogni metro verso la libertà. La forza inaudita lo agevola molto. Alla fine vede uno spiraglio verso una palizzata: scatta e, con un balzo felino, la supera.
Ha pochi secondi per trovare riparo e nascondersi. Trova una pozza d’acqua marcia, ma perfetta per cancellare l’odore. Ha quindi il tempo di recuperare le forze grazie ai poteri divini concessi tempo fa.

Dandelia raggiunge poi il porto. Cerca un modo per salvare Vaniar, ignara che il suo amico è fuggito. Nel al caos del porto scopre che è scappato e tira un sospiro di sollievo, anche se non ha la più pallida idea di come ci sia riuscito.
Torna dalla locandiera e le chiede un posto dove dormire, anche una stalla. Grunca la aiuta offrendole un giaciglio.
Prima di andare a dormire, però, Dandelia torna da Vornius, il Legato, e rivela tutto, dicendo anche la verità, omettendo solo qualche piccolo particolare, ma abbastanza da ottenere la massima fiducia. Le informazioni sono corrette e Vornius ne vuole molte di più.
Dandelia vuole credere che così potrà trovare un modo per utilizzare uno specchio e forgiare l’arma che possa mettere fine alle sofferenze della sorella. Forse è una pazzia, ma vale la pena tentare.
Infine, l’ultimo ordine è chiaro: trovare l’elfo fuggito.

Lan e gli altri si avvicinano abbastanza da permettere a quest’ultimo di trovare un punto coperto vicino al fiume che entra nella città e la attraversa. Ratto decide di chiedere al suo amico Shown di volare e cercare i loro compagni: per loro è troppo rischioso avvicinarsi. Forse il draghetto ha qualche possibilità in più.

Vaniar trascorre tutto il tempo necessario per recuperare le forze… ma forse è troppo. Il vuoto e il silenzio lo circondano. Sa di cosa si tratta: Elekar.
Non sa come, ma sa sempre dove si trova. La creatura inespressiva lo raggiunge e Vaniar è più veloce: sale su un albero e spera di non essere visto, o almeno di capire dove si trovi, dato che nella notte non riesce a vedere nulla.
Il tempo di abbassare lo sguardo… ed Elekar è già lì ad osservarlo, senza occhi. Vaniar prova a fuggire, ma cade male e viene fermato e abbattuto, ancora una volta. Esanime, viene trascinato via.

Dandelia si sveglia nella stalla e Grunca le porta anche la colazione. Chiede di Vaniar e scopre, purtroppo, che è stato ricatturato ed è ora nel magazzino con il Legato. Decide di andare subito.

Shown torna e racconta di non aver visto Dandelia, ma ha notato Vaniar trascinato da Elekar, ipotizzando che fosse fuggito ma poi ricatturato.
Genio, osservando il luogo, nota che la torre assomiglia molto a quella in cui era stato imprigionato dal potente mago di cui non ricorda il nome, chissà quanto tempo fa—ma sicuramente prima di Izrador, per come lo conosciamo oggi.
La situazione è sempre più complessa, ma Lan ha un colpo di genio: dove c’è una città, ci sono delle fogne. Grazie anche a Genio trovano un’entrata, però dall’altra parte del fiume.
Si organizzano con attenzione: Genio vola dall’altra parte con una corda, mentre dall’altro lato restano i compagni. Ratto è il primo ad attraversare, ma come al solito perde la presa e viene trascinato lentamente verso la città. È troppo goffo e, nonostante l’aiuto, non riesce ad arrampicarsi: finisce così direttamente in città… al porto.

Il gruppo è ancora più diviso.

Ratto viene notato immediatamente, ma nonostante gli orchi urlino e indichino la sua posizione, riesce a rendersi invisibile e a creare un po’ di caos. La sua ricerca è ufficialmente iniziata.

Lan, Rodnac e Genio hanno ora una preoccupazione in più, ma il piano rimane. Raggiungono l’entrata di questo passaggio, che conduce a una porta piena di rune. Dev’essere l’accesso ai sotterranei della città: la loro unica speranza.

Dandelia entra nella stanza e osserva Vornius pronunciare parole arcane sul corpo di Vaniar, apparentemente morto. Non può fare altro che osservare in silenzio.

Ratto è ancora al porto, intento a riprendere fiato. Lo cercano disperatamente, ma riesce a uscire e a mimetizzarsi tra la gente del posto… ancora per poco.

Lan osserva la porta di legno: quelle strane incisioni non renderanno la vita facile.

Sono tutti separati, ma uniti dalla voglia di ritrovarsi e salvarsi. Anche questo è un piccolo modo per combattere l’ombra.

To be continued

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SESSIONE 43 – 28/04/2026

All'interno del magazzino, trasformato in centro di comando dal legato Vornius, si trova ancora Vaniar, privo di sensi; sopra di lui il legato torreggia mentre lancia una strana magia, portando il suo corpo a tremare e contorcersi. Dandelia guarda la scena e la stanza: valutando le sue opzioni capisce che contro Vornius e altre sei persone non avrebbe speranze e rimane a guardare quello strano rituale, mentre la magia del legato comincia a far uscire una luce dal corpo di Vaniar, una luce che combatte per rimanere all'interno.

Mentre ciò accade, Lan e Rodnak si trovano ancora fuori dal villaggio; si sono fatti accompagnare da Shulliok fino a un passaggio sotterraneo. Una grotta li aspetta, con all'interno una grande porta bronzea incisa con glifi magici che preoccupano il piccolo gruppo. Lan, studiando in fretta la porta, intuisce che si tratta di un meccanismo magico; preoccupato, chiede quindi a Shulliok di leggere quelle strane incisioni e quest'ultimo li rassicura, dicendo che si trattava di una trappola ormai disattivata da molto tempo. Non totalmente convinti dalle parole di Shulliok, a causa di una sua lieve insicurezza nel modo in cui ha parlato della porta, Lan e Rodnak insistono affinché sia il genio ad aprirla. È una scelta saggia, in quanto la porta, non appena viene aperta da Shulliok, esplode in una forza magica bianca che li avvolge, causando non poche ferite al gruppo e sdegno verso le capacità del genio, che si scrolla di dosso la polvere rimasta dall'esplosione definendola "una piccolezza".

Il gruppo quindi si addentra nella grotta che ben presto diventa un tunnel, probabilmente parte di vecchie fogne ormai inutilizzate. Lan, facendo molta attenzione, riesce ad accorgersi di una trappola subito dopo l'ingresso appena varcato; non potendo fare affidamento sul genio per ovvi motivi, decide di disinnescarla in autonomia. Sarebbe una decisione saggia, non fosse per il fatto che Lan in quel momento non è ben concentrato per via di tutti gli avvenimenti recenti: causa così l'innesco della trappola, facendo crollare il soffitto delle fogne e ferendosi ancora di più. Per loro fortuna, però, il passaggio non è completamente ostruito dalle macerie e riescono ad avanzare lungo il tunnel.

Andando avanti Lan, Rodnak e Shulliok trovano un punto in cui il tunnel è stato logorato a tal punto dal passaggio dell'acqua che il fiume vicino è riuscito a filtrare all'interno. Allo stesso momento Lan riesce a notare un'altra trappola: questa volta è presente una leva su cui sono stati applicati dei meccanismi in grado di far scattare qualcosa all'interno. Ricordando il suo precedente fallimento, Lan tenta con attenzione di lavorare sul meccanismo nonostante le varie proteste di Rodnak; d'altronde, la prima volta una trappola era esplosa per Shulliok, poi per Lan... ora forse è il suo turno? Nonostante la preoccupazione del Dorn, Lan riesce a scassinare la trappola e a comprendere il funzionamento della leva, in modo da poterla azionare senza far scattare il meccanismo. Tirandola, il gruppo rimane colpito quando uno dei muri che li circondano si apre, conducendoli verso una stanza circolare.

In tutto questo il piccolo Ratto sta ancora cercando di nascondersi all'interno del villaggio dopo essere stato trasportato dal fiume; persino la sua invisibilità è ormai terminata. Essendo riuscito ad allontanarsi dal porto, cerca di muoversi con naturalezza per il villaggio: si muove come se avesse vissuto lì per tutta la vita e nessuno gli presta attenzione. Ratto vaga a lungo alla ricerca di un posto silenzioso e lontano da occhi indiscreti. Dopo qualche tempo trova una casa che sembra abitata; bussando, gli apre un uomo adulto e piuttosto burbero. Ratto chiede rifugio cercando di suscitare pietà e mostrando i suoi vestiti bagnati. Il signore si presenta — forse colto alla sprovvista nel vedere un bambino fradicio davanti alla sua porta — dicendo di chiamarsi Barok e lo fa entrare per qualche minuto, insistendo però sul fatto che Ratto se ne debba andare di lì a poco: le guardie possono perlustrare liberamente le case degli abitanti e l'unico luogo in cui potrebbe nasconderlo è la sua fossa per i bisogni, una proposta che Ratto rifiuta immediatamente. Barok quindi gli fa il nome di Krip, uno gnomo presente al porto che di solito aiuta gli sventurati del villaggio.

Al centro di comando improvvisato, Dandelia continua a guardare Vaniar che trema sotto gli incantamenti di Vornius, notando che ora anche lui porta il collare come lei, un dispositivo per impedire a chi lo indossa di lanciare magie. Le mani di Vornius vorticano assieme alle sue parole sopra Vaniar ancora per poco tempo, mentre la luce viene estratta dal corpo dell'elfo; sia il suo corpo che la sua anima si dimenano per opporsi a quel prelievo magico. E di anima si tratta realmente, come scopre presto Dandelia, in quanto una volta terminato l'incantamento Vornius riesce a racchiudere quella strana luce in un pendente che si infila velocemente in tasca, prima di raccontare a Dandelia che il suo amico elfo è molto particolare: possiede infatti più anime dentro di sé, e le chiede come sia possibile. La Dorn non possiede queste informazioni; nonostante ciò, Vornius ricompensa la donna con degli alloggi privati nel villaggio. Dandelia lo ringrazia e gli bacia l'anello dopo aver controllato che non sia magico, per poi rifiutare l'offerta: avere un alloggio stabile attirerebbe troppo l'attenzione sulla sua copertura.

Quando Dandelia esce può vedere Vaniar riprendersi finalmente; le guardie lo stanno incatenando e trasportando su un carro, informandolo che ha appena subito uno "stupro" dal legato e divertendosi all'idea di vedere l'elfo disperato. Lui però non dà loro soddisfazione e cerca al massimo di dimenarsi per liberarsi. La Dorn segue il carro fino al porto, dove l'elfo inizia a essere spostato dal carro alla nave. Dandelia si avvicina a quel punto per cercare invano di distrarre le guardie, mentre Vaniar cerca nuovamente di liberarsi dimenandosi alla ricerca di una via di fuga, purtroppo fallendo nel tentativo.

Presa dallo sconforto e notando che la nave è già praticamente pronta a salpare, la donna va sotto il ponte più vicino e si fa aiutare dalla corrente per arrivare in fretta sotto la nave da carico; riesce inizialmente a risalire sul lato dell'imbarcazione ma poco dopo scivola, un singolo errore che basta ad attirare le guardie. Lei quindi si lascia andare nuovamente nel fiume mentre le frecce iniziano a essere scagliate verso di lei. Una di queste le colpisce la spalla, ma nonostante ciò Dandelia riesce a fuggire.

Ratto, uscendo dalla casa di Baron, evoca il suo famiglio Shawn mandandolo a cercare i compagni per la città, mentre lui s'incammina verso il porto per trovare Krip. Non ci vuole molto tempo per scovare lo gnomo: una figura così particolare è difficile da nascondere. Ratto entra nella sua bottega velocemente e, senza perdere tempo, inizia a chiedere dei suoi compagni; facendo solo i loro nomi, però, Krip non riesce a ricordare molto. Ratto quindi inizia a descriverli e a quel punto lo gnomo fornisce qualche informazione, dopo aver comunque cercato di venderle piuttosto che darle gratuitamente. Krip gli racconta per prima cosa che l'elfo è stato catturato, portato in catene e ingabbiato nella piazza principale, ma che è riuscito a fuggire per poi essere catturato di nuovo. A questo punto degli Odrendor entrano nella bottega per richiedere delle spezie, facendo il nome di Grunka e della sua locanda, interrompendo i due per poi andarsene poco dopo. Krip riprende il discorso dicendo a Ratto che, secondo lui, la sua amica Dandelia stia lavorando per il legato Vornius. Scosso dalla notizia, Ratto inizia ad andarsene, ma lo gnomo gli passa un foglio di carta.

Una volta uscito, Ratto legge il biglietto: trova scritta la frase "Zorvus Zanna Nera" e, dopo averla letta, sta per portarsi il foglio alla bocca per mangiarlo quando nota per miracolo che dall'altro lato sono scritte delle parole aggiuntive: "Al molo". Con queste nuove informazioni Ratto ricorda di aver visto il nome "Zorvus Zanna Nera" proprio lì: è il nome di una nave quasi pronta a salpare.

Nella stanza circolare sotterranea, Lan e Rodnak indagano con l'aiuto di Shulliok alla ricerca di altre trappole e innesti magici. La stanza presenta un grande glifo al centro e il genio inizia a ricordare di essere stato rinchiuso lì a lungo, probabilmente dal mago di cui parlava diverse ore prima. Indagano anche sul tomo magico presente nella stanza dove, con l'aiuto del genio, capiscono che si tratta degli incantesimi "Geass" e "Rest Eternal". Lan studia intanto l'altare, dove trova un piatto d'acciaio e un pugnale magico che è sorprendentemente pulito, nonostante la stanza sembri abbandonata da tantissimi anni. Rodnak invece cerca di studiare una struttura dove delle piccole sfere continuano a levitare attorno a una sfera centrale più grande, senza capirne il funzionamento. Shulliok dice che si tratta probabilmente solo di arredo. Perdendo interesse per quell'oggetto, Rodnak tenta di ideare un piano con il glifo per imprigionare qualcosa al suo interno, ma Lan interviene dicendo che non è il momento, in quanto sarebbe troppo difficile organizzare un'imboscata senza sapere cosa li aspetti al piano di sopra. Con questo, il goblin decide di avviarsi verso la scala a chiocciola. La botola è pesante e deve chiedere aiuto a Rodnak per poter vedere cosa si trovi dall'altra parte.

Lan riesce a salire e rimane qualche minuto in attesa mentre gli altri lo raggiungono; si trovano in un magazzino pieno di casse e sacchi. Sono ancora sottoterra ma stavolta odono delle voci dal piano superiore; sono ancora lontane e dalle grate sopra le loro teste non notano granché. Il gruppo comunica velocemente sotto le grate senza farsi sentire, ideando un piano per far trasformare Shulliok in un animale che possa cercare i compagni. Il genio decide che l'animale migliore è ovviamente un cinghiale; stranamente Lan e Rodnak non sono d'accordo, quindi lo convincono a diventare un corvo e lo fanno volare via.

Dopo qualche minuto Lan sale a quello che è il piano terra della struttura; notando l'ingresso cerca di avvicinarsi, ma proprio in quel momento la maniglia inizia a girare. Una guardia entra e Lan si nasconde immediatamente, non facendosi notare per il rotto della cuffia. Ascoltando il dialogo tra la guardia e i suoi compagni capisce che si stanno dando il cambio e ben presto un'altra guardia scende dal primo piano per prendere il posto di quella all'esterno. Quando Lan rimane nuovamente solo fa salire anche Rodnak; quest'ultimo dice al goblin che è il caso di far fuori la guardia rimasta al primo piano mentre lui blocca la porta con una zeppa.

Nel villaggio, intanto, Dandelia continua a vagare nel tentativo di asciugarsi, tenendosi ben lontana da occhi indiscreti. Dopo diversi minuti un corvo inizia a beccarla sulla testa, cercando di attirare la sua attenzione. Inizialmente la Dorn cerca di scacciare più volte quel "corvo infernale", ma dopo gli insistenti tentativi dell'animale si calma e asseconda la sua persistente ricerca di attenzioni. Sorprendentemente il corvo si placa, scende a terra e inizia a camminare davanti a lei, come per invitarla a seguirlo. Sospettando qualcosa Dandelia lo segue, trovandosi presto davanti alla torre usata come magazzino. Convince le guardie a lasciarla entrare ma, cercando di aprire la porta, questa non si muove affatto. Iniziano a spingere con spallate e calci, ma le guardie non riescono ad aprirla in nessun modo. Allora Dandelia dice loro di lasciarle spazio e si prepara a sferrare un forte calcio; proprio in quel momento Lan, riconoscendo la voce della compagna, rimuove la zeppa e la porta si spalanca subito dopo.

Presi dal panico generale, Lan cerca di giustificare la sua presenza indicando come stesse aspettando la Dorn, ma le guardie non rimangono convinte né dalle sue parole né da quelle di Dandelia. Si scatena un combattimento che purtroppo si amplia anche all'esterno della torre, attirando l'attenzione di tutto il villaggio. Il gruppo riesce a cavarsela: Rodnak rotea la sua ascia colpendo le due guardie all'ingresso mentre cercano di scappare, Dandelia affonda il pugnale da cucina alla gola di una di loro e Lan si prende la briga di sistemare la guardia rimasta al piano di sopra, seguendo le tracce di sangue mentre scappa futilmente all'interno di una stanza. Lan si chiude con lei dentro; la guardia non urla per molto tempo.

I tre, essendosi ritrovati, parlano ben poco dovendo fuggire dal trambusto; tornano all'interno del tunnel, richiudendo la botola alle spalle e coprendola con dei sacchi pesanti. Si aggiornano sulle vicende accadute: di come Vaniar sia prigioniero, di Ratto portato al villaggio dalla corrente e del fatto che Dandelia stia facendo il doppio gioco.

Ratto, armato delle sue informazioni, s'incammina verso la nave pronta a salpare; lancia un incantesimo d'invisibilità e si intrufola a bordo. Inizialmente prova a controllare le stanze a poppa dove trova una guardia con un occhio solo che riposa; questa si accorge della porta che si apre e chiude da sola, rimanendo parecchio confusa, ma non si pone troppe domande. Non vedendo l'amico elfo, Ratto tenta la fortuna verso prua: lì vede degli occhi rinchiusi dentro una gabbia coperta da teli. Sono gli occhi di una creatura che conosce ormai fin troppo bene: Elekar.

Ratto si fa coraggio e, protetto dall'invisibilità, continua il cammino; guardando sotto le grate della nave nota la scatola in cui è rinchiuso Vaniar e lancia svariati messaggi telepatici per comunicare con lui. I due non possono organizzare un piano adeguato: Vaniar, preso dalla disperazione, dice al compagno di dare fuoco a tutto e creare il caos per permettergli una via di fuga. Ratto scende al piano di carico, si nasconde dietro la cassa di Vaniar e apre leggermente la lanterna, creando una scia di fuoco immensa che colpisce l'intera fiancata interna della nave. L'intervento causa un immediato trambusto e le guardie si allertano; per loro sfortuna nessuna si interessa al fuoco in quanto non si sta propagando sul legno e a breve si spegne da solo. Ratto cerca di difendere l'elfo, rimanendo ferito più volte dalle armi delle guardie, ma alla fine ha un'idea: quando aveva aperto la lanterna la nave non si trovava nel piano delle ombre, quindi punta la luce verso i nemici per farli cadere a terra. Purtroppo solo uno dei due cade nel trucco.

Vedendo altre guardie arrivare e non potendo liberare Vaniar in altro modo, Ratto punta la lanterna ai loro piedi e a un lato della cassa, liberando l'elfo e facendoli cadere sul fondale del fiume. Calcolando bene il tempismo, Ratto richiude la lanterna facendo ricomparire l'acqua prima di atterrare; camminano quindi fino alla riva opposta dopo aver riaperto la lanterna, richiudendola poco prima che le creature dell'ombra inizino ad apparire. Arrivati dal lato opposto, però, Ratto e Vaniar vengono accolti da degli occhi vitrei: quelli di Elekar e di diverse altre guardie. Sono circondati.

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SESSIONE 44 – 06/05/2026

- DI NUOVO INSIEME -

Lan, Dandelia e Rodnak hanno superato i passaggi sotterranei e sono oltre la collina. Lan si rende conto che quaranta metri sono la distanza con la torre diroccata dentro le mura. Dandelia vorrebbe entrare forte del suo rapporto di lavoro con Vornius, per un attimo pensano anche di immergersi e sfruttare il fiume prima di osservare l’armatura di Rodnak e pensare al cristallo. Ormai sono vicini alla città: ci sono uomini che fanno la guardia sulla palizzata mentre il fiume scorre placido e disinteressato. All’improvviso scende un corvo, Shuiok trasformato, e gli dice di aver visto Vanyar e Ratto che fuggivano verso Sud.

Vanyar e Ratto sono appunto sulla riva opposta del fiume e ancora lontani. Loro vedono le ultime baracche e le mura che sono a un passo ma arriva Elekar Voss. Si gettano in acqua perché la strada da fare è poca, la corrente li aiuta e sott’acqua non arrivano frecce. Ratto cade nel panico e riemerge per respirare e gli Ordendor che si sono gettati in acqua lo raggiungono. Vanyar lo trascina di nuovo sotto e nuotano. Appena superate le mura riemergono per fuggire a perdifiato. Vanyar prima di superare l’umano gli urla “ Fuggire. Possiamo solo fuggire. E più lento di noì” Ratto lo guarda passare poco convinto “Ma non di me…”

Molte frecce li colpiscono prima di essere fuori dalla vista e Ratto perde i sensi in un paio d’occasioni ma viene salvato dall elfo che gli getta in gola una pozione. Il portatore della lampada riesce infine a salvarsi bevendo un ulteriore pozione che gli garantisce estrema rapidità nella fuga. Vanyar ringrazia Ratto al primo momento di apparente pace, che però si schernisce “Non ero solo io”. “Solo tu sei venuto con coraggio verso una nave di nemici. Ho una grande stima per quello che hai fatto soprattutto perché lo scopo ultimo, l’atto nobile, era salvare la mia persona”. Proseguiamo silenziosi ma Elekar ci trova di nuovo e solo intervento di Shuiok ci permette di fuggire, di nuovo. Fuggiamo con le sue risate che risuonano sempre più lontano.

Il gruppo si ritrova poco dopo. Lan corre incontro al fratello e lo abbraccia, Vanyar stranamente lo lascia fare. C’è gioia e sollievo ma di breve durata per l’elfo. Dandelia si avvicina e gli stringe forte la mano. La voce seria e gli racconta tutto e Vanyar scopre di avere perso Dievas e di non poter più attivare i FARI. Nessuno si scoraggia e mentre Lan libera con maestria eccezionale Vanyar dalle catene, Ratto e Dandelia studiano i collari e la dorniana scopre sia l incantesimo rinchiuso che la possibilità di annullarne gli effetti modificando o distruggendo le pergamene usate nei rispettivi incantamenti.

Shawn torna e ci dice che ELekar sta dirigendo verso il villaggio ed sono in pochi. Corriamo sulle sue tracce e troviamo due Ordendor, che uccidiamo, ma non lui. Un attimo… forse il lupo di Dandelia o magari Shawn hanno sentito qualcosa…

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SESSIONE 45/46 - 28/05/2026 e 16/07/2026


Siamo disperati e allo stremo delle forze. Aver attaccato e ucciso Elekar è stato un grave sforzo ma non l’avevamo mai trovato da solo ed era un’occasione unica. Intanto le truppe nemiche sono alla nostra ricerca e ci è impossibile riposare. Vornius possiede la chiave per i collari di Dandelia e Vanyar e l’essenza stessa dell’anima dell’elfo e vogliamo tornare ma non in questo stato.

Mentre entriamo a fatica nella grotta, solo dopo aver combattuto con Ordendor abili nel trovarci, un vecchio e il suo compagno a cavallo, con sciabole e turbanti si presentano a noi dal nulla anche loro abili nel trovarci. Un incontro inaspettato ma Lan sembra riconoscere in lui il vecchio che aveva aiutato. Ci dicono che colpiranno il legato approfittando del momento perchè il grosso della truppa è fuori dalle mura alla nostra ricerca. Ci dicono di venire in piazza tra una mezz’ora.

Sul momento non gli diamo peso, pensiamo di fare in tempo con il rituale, che ci aspetteranno se sono venuti fino a noi, dove pullulano truppe di Ordendor, per avvertirci. Perdiamo solo tempo col rituale e intanto altri Ordendor, altrettanto abili, riescono a entrare dalla porta segreta e ci sono alle spalle.

Dopo l’ennesima battaglia ci risolviamo a partire per la piazza, derelitti ma ancora desiderosi di tentare l’assalto alla città sguarnita. Purtroppo tentiamo di salire la torre ingannando la guardia che sta sopra senza successo. Prima scende, forse convinta da Lan, ma poi risale per prendere la torcia. Scesa fin sotto le scale vede con prontezza che qualcosa non torna, urla al suo compare e scappa su per le scale. Saliamo e ne uccidiamo uno e l’altro si arrende. Scopriamo che sono soldati di Marcus e poco altro. Ripartiamo verso la piazza e ci accoglie appena usciti un boato dalla piazza. C’è un solo ponte per arrivarci e Ratto, dando fondo alle ultime energie, ci rende invisibili. Purtroppo c’è un Ordendor sopra il ponte che ci individua con grande abilità e quasi uccide il mago che striscia invisibile. Ci allontaniamo di soppiatto ma continua a seguirci e solo dopo tempo lo seminiamo.

Arriviamo cosi alla piazza dove troviamo una battaglia alla conclusione, con morti da ambe le parti a terra ma solo 4 ribelli in piedi rimasti compreso il loro capo. Non ci hanno aspetto e nessuno è tornato indietro a cercarci prima dell’inizio. Hanno agito soli e si sono fatti massacrare. Ancora invisibili ci disponiamo e scocchiamo frecce e incantesimi e avanziamo, i danni sono minimi e nessuno è colto di sorpresa.

La battaglia sembra per un attimo in nostro favore quando ci concentriamo sul legato e dopo un potente incantamento di Ratto che causerà danni e dolore ai nostri nemici per lungo tempo. Ma appena contrattaccano in doppia forza siamo allo stremo e tutti i ribelli sono caduti ad eccezione del capo. Intanto Vornius si allontana e torna curato e protetto da un guardiano spirituale. In un attimo a un passo dal morire tutti.

Vornius dice all’elfo di portargli il Cristallo e avrebbero avuto salva la vita. Vanyar segue le sue istruzioni ma non sa cosa fare perché non può consegnarlo, sarebbe follia. I suoi pensieri si interrompono bruscamente quando Ratto illumina con la lanterna il campo di battaglia aprendo un passaggio col mondo delle ombre. Vornius urla e dichiara la nostra fine.
Ultima modifica di Maldiluna il 09/08/2026, 12:01, modificato 1 volta in totale.

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SESSIONE 47/48 - 16/07/2026 e 27/07/2026


Siamo impazziti tutti, dopo aver visto gli Ordendor che volevano stuprare i bambini. Ci siamo gettati
contro gli Ordendor. Anche un pescatore di nome Eitar ci ha aiutato con il suo forcone, forte della sua
rabbia e della sua disperazione. Siamo riusciti a sconfiggerli, siamo riusciti a strappare un po’ di bene.
Lan indica a quest’uomo e ai poveri del villaggio dove si trovano i ribelli, dicendo loro di andare da
loro. Ma lui è altrove con la testa, pensa ad altro, perché sua figlia è stata violentata da uno degli
Ordendor. Nemmeno il tempo di riaversi dalle morti e dalla distruzione che attanagliava il suo villaggio
fino a pochi istanti prima che urla e piange dicendo che vuole ucciderla, piuttosto che veder nascere
qualcosa di osceno. Tutto il villaggio segue la sua voce invece che piangere i suoi morti.
Il gruppo non lo accetta: abbiamo la possibilità di salvarla. Dandela crea uno strumento un po’ più
adatto con quello che c’è nella borsa da medico di Ratto e il giovane uomo fa meraviglie e opera con
grande abilità. La ragazza morde un legno che tiene in bocca, certo, esce del sangue, ma l’intervento
va bene. Eitar è pazzo di gioia ci ringrazia ma subito corre verso la sua famiglia senza ascoltarci.
Parliamo con un vecchio, Carl. Gli chiediamo una barca e un navigatore esperto. Dice che verrà lui
con noi, dice di essere ancora abbastanza forte. Lan indica ancora la strada, della presunta salvezza
e dei ribelli ai disperati.
Prendiamo anche delle vele per poterci nascondere in questa piccola barca da pescatori, puliamo i
cadaveri degli orchi e ripartiamo. Mancano due giorni a Ironden. Sta arrivando la sera con la paura
addosso, ci allontaniamo dal piccolo molo. Lan guarda l’orizzonte.

Vanyar è imprigionato, è solo. Quattro Ordendor lo sorvegliano. A un certo punto sente dei rumori, un
movimento di carne: una specie di bambino osceno in un angolo della gabbia, un infante osceno e
deforme con gambe come tentacoli che escono dal corpo, un occhio più grande e uno più piccolo.
“Vanyar, hai deciso che questo è il tuo destino?”, chiede. La creatura da incubo striscia verso l’elfo.
“La tua vita è il prezzo da pagare, altrimenti ci condannerai tutti. Ma noi possiamo essere degli dei.
Adesso lei non c’è più e tu sei libero: solo noi e te.” L’elfo lo guarda disgustato e gli dice "Non ho
ancora intenzione di vendere la mia anima" L’essere spregevole risponde; "Non c’è più speranza.
Sei come noi" Vanyar dà un calcio al bambino, che scompare in una macchia scura sulla
nave, poi si rimette in ginocchio, con le gambe incrociate, ad attendere il suo destino.

Al mattino il gruppo vede la sagoma di un’imbarcazione, un piccolo puntino in lontananza. Intanto Lan
cerca di convincere Shouyuk a trasformarsi in un uccellino, ma Shouyuk dice piuttosto che può
prevedere futuro ed è sicuro che Vanyar incontrerà il suo destino. Carl dice che manca mezza
giornata per raggiungere quella nave. “Fratello mio, sto arrivando”, dice Lan. E la barca si avvicina:
ormai siamo vicini e siamo nascosti sotto le vele.

Intimano al vecchio di andarsene, ma lui chiede aiuto, mostrando la nave malconcia. Il lavoro di
Dandelia delle ore prima, unito al saggio suggerimento del vecchio Carl, ha reso la barca
apparentemente rovinata, quando invece funziona perfettamente. Il capitano si palesa e accetta di
agganciarci alla propria barca. Aspettiamo: intanto Carl parla con un marinaio che gli racconta dei
dodici Ordendor a bordo, dei brutti ceffi, di un grosso scrigno, di sei marinai. Ormai dobbiamo
muoverci, perché la nave sta per staccarsi e ci allontaneremmo da Zanna Nera. Ratto ci rende tutti
invisibili, ma ovviamente facciamo rumore salendo: prima Dandela, poi gli altri. Siamo sul ponte, ma
abbiamo molti orchi addosso.

Ratto riesce a posizionarsi in silenzio e a dominare la nave. Lan piano piano scende sotto, giù per la
scaletta verso la gabbia. Quattro Ordendor sono davanti a lui. Altri marinai dormono, altri giocano.
Risale, si fa capire dal gruppo e ridiscende le scale. Si avvicina a Vanyar, silenzioso, micidiale, e
sussurra: “Preparati Ilil Matun” L’elfo non si scompone, apre gli occhi. Attendeva la morte, o un
destino diverso. “Ti aiuterò amico mio. Grazie”

Vanyar comincia a colpire con forza la gabbia ma subito un Ordendor gli si para davanti e lo colpisce
in faccia. Decide di smettere. Ma poi? Il lucchetto si muove, il lucchetto si è aperto, il lucchetto
scompare. Anche Vanyar scompare. Vede per la prima volta Lan: con il lucchetto in mano, il volto
coperto e un sorriso pieno di vita.

Scoppia il caos. Le guardie reagiscono immediatamente e all’unisono. Cercano di spostarsi sopra
dove sentono movimenti: Vanyar sale, fa rumore, veniamo colpiti, viene colpito anche Lan. Ratto
individua dove si trova la pietra della luna, e Lan scende una seconda volta con un coraggio che
rasenta l’eroismo o la follia. Supera le casse laterali come un acrobata usandole per raggiungere
quella in fondo, si nasconde con grande abilità e, con abilità ancora più eccelsa, apre la cassa.

Ci muoviamo sopra, verso l’esterno della barca, pronti a buttarci in mare, aspettando che Lan risalga.
Lan è silenzioso, sta arrivando — ma tutti gli Ordendor e gli umani si sono gettati verso le scale,
sbarrandogli il passo. Sembra fatta ma il destino è avverso e la nave corre veloce sulle acque. Per
ultimo si muove Ratto: preso dal panico, arretra, si aggrappa al fianco della nave. Pensa che Lan farà
in tempo a salire; pensa che, anche se dovesse cadere, la barca impiegherebbe comunque tempo
prima di raggiungerli. Il legno è viscido, le sue mani non trovano presa, e Ratto scivola, precipitando
in acqua senza un grido.

La barca, con un sussulto, lo lascia indietro. Ed è in quello stesso istante che l’incantesimo di Ratto si
spezza, e Lan torna visibile.
Per un battito di cuore nessuno se ne accorge. Poi qualcuno grida, e tutti gli occhi si voltano verso di
lui insieme. Lo circondano in pochi passi, una morsa di lame e di ringhi, e lo massacrano.

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SESSIONE 49 - 1/09/2026

La nave è stata violata e Vanyar è libero, ma il prezzo è stato altissimo: Lan è stato scoperto e sopraffatto all'ultimo istante, e con lui è finita in mano al nemico la Stella del Mattino. Il gruppo, fradicio e senza fiato, si aggrappa alla barca del vecchio Carl mentre l'imbarcazione nemica risale il fiume verso Irondale.


Saliamo a bordo zuppi ed esausti. Su Ratto la stanchezza e la disperazione hanno il sopravvento. «Non c'è più niente da fare», dice.

«C'è sempre qualcosa da fare», lo corregge Vanyar. «È stato un miracolo riuscire a infiltrarci, e solo grazie all'abilità di Lan. Allora abbiamo bisogno di un altro miracolo.»

Rodnak ragiona già in termini pratici: dare fuoco alla barca nemica. «Avete della pece?», chiede ai pescatori. La pece c'è. Carl aggiunge un'altra possibilità: «Posso chiedere aiuto a Eldrin, il capo di Irondale.» Ratto resta titubante, ma Vanyar non sente ragioni: «Noi salveremo quel piccolo sgorbio.» Decidono di fermarsi a riposare in un boschetto che Carl indica loro, poco discosto dalla riva. Shuyookh rientra — il corvo torna genio — e riferisce: «Il capitano ha risposto. Aspetterà finché potrà.» Si accampano nascosti presso il fiume e riposano.

Nello stesso momento Lan si sveglia. Vede tutto sfocato, velato, ombre che si spostano. Viene sollevato e trasportato. Sente due voci discutere sopra di sé, un uomo e un Ordendor.

«Dobbiamo uccidere quella creatura disgustosa», dice l'uomo, e sta parlando di lui.

«Non ancora», risponde l'Ordendor. «C'è dell'altro da sapere. Portiamolo a chi di dovere.»

È nudo. Lo portano giù dalla nave. A ridosso del fiume sorge una torre in buone condizioni; sull'altra sponda si vedono luci. Dalla barca scendono Ordendor feriti, e su una barella il corpo di un uomo di Marcus, ucciso nel combattimento mentre Lan era svenuto. Un Ordendor si china su di lui: «Sgorbio, chi ti manda?» Ma il goblin finge di non essere cosciente.

Lo portano dentro la torre, fino al quarto piano, alle prigioni: quattro celle, quasi tutte vuote. Una è occupata da un uomo grosso e imponente, che per un attimo lo osserva. La Stella del Mattino viene invece portata al quinto piano; davanti a quella porta si mette un umano, non un Ordendor. L'Ordendor sale e Lan lo sente parlare con qualcuno: «Sì, signore. Sì, signore.» Lassù c'è Kael, paladino di Izrador — è a lui che tutti rispondono a quel modo. Il goblin sente nominare Vornius, il cristallo, l'elfo. Quando l'Ordendor ridiscende, a vigilare resta soltanto l'umano.

L'interrogatorio comincia poco dopo, ed è Kael in persona a condurlo, da solo. Lan resiste, seppure a fatica.

«Qual è il legato che ti manda?»

«Un legato molto potente», risponde il goblin. Poi tenta di dire che si tratta di Voss, ma Khaled riconosce la menzogna e passa alla frusta.

All'alba, nel campo sul fiume, Ratto si sveglia e trova grandi impronte tutt'intorno a sé: due linee affiancate, lunghe quasi un metro l'una, e non appartengono a nessun animale. Non sono magiche, ma sono fresche, e spariscono dopo quattro o cinque metri: proseguono nel piano delle ombre. Le segue e le vede finire davanti a una parete di roccia — una porta che si chiude dall'esterno, ma che nel mondo delle ombre non esiste. Dandelia individua i meccanismi d'apertura, ma non riesce a farli scattare.

Ratto vuole entrare a tutti i costi. «È fondamentale», insiste, «ci aiuterà. E lo faccio anche per Lan.» Vanyar è contrario: vorrebbe correre subito verso l'amico goblin, e li osserva infastidito a pochi metri di distanza mentre ripuliscono attorno alla porta in cerca di tracce. Ratto controlla, percepisce magia oltre la soglia e decide di passare.

«Ricordate che lo faccio per noi e per Lan.»

«Lo fai solo per te», gli risponde Vanyar, «per la tua sete di potere. Muoviti e non morire.»

«Ma che cazzo fai?», taglia corto Rodnak.

Dentro trova un sacchetto con qualcosa di magico. Ma in fondo, nel buio, un essere lo osserva — e quando Ratto riemerge lo segue. Lo riconoscono subito: è un Horsha, lo spirito pallido dall'enorme falce che avevano già affrontato. Tutto questo per dodici stelle di mana. Alla fine lo sconfiggono. Vanyar non lascia cadere la cosa: «Ci porterai alla rovina con la tua sete di potere.»

Nella torre, intanto, Lan non è solo. Nella cella accanto c'è Kallorek: il goblin è stupito di trovarlo lì, e in fondo anche contento. Ma il primo scambio è tutt'altro che amichevole. Gli racconta come ha agito sua figlia, gli accordi con l'Ombra.

«Siete stati voi», ribatte Kallorek. «Il tuo gruppo ha portato l'oscurità e il male sull'isola.»

Discutono a lungo, ciascuno con le proprie colpe da rinfacciare. Poi è Lan a mettere da parte l'orgoglio e a proporre di aiutarsi a vicenda. Kallorek ci sta, e lo consiglia in vista dell'interrogatorio: «Digli qualcosa, ma non tutto. Cerca di essere furbo — loro pensano che tu sia dalla loro parte.»

Si avvicinano passi leggeri: una donna dai capelli castani raccolti in una lunga treccia lascia per terra un piattino. «Grazie, Mira», dice Kallorek. È la figlia di Eldrin, il capo del villaggio, tenuta prigioniera da Kael per dominare Irondale.

Il gruppo arriva a un chilometro dalla città. Scendono, nascondono la barca, si avvicinano in silenzio. È simile a Djimless: un fiume che la attraversa, mura di pietra alte in questo caso quattro metri. Rodnak, stranamente curioso, comincia a interrogare Shuyookh, e il Djinn si lascia andare: racconta delle navi volanti di cristallo che davano loro energia, e dei fari che le guidavano. Poi si nascondono e attendono le sue informazioni.

Nella cella, Kael torna da Lan una seconda volta — sempre da solo: apre con le chiavi, entra, richiude. Il goblin si mostra disponibile, sottomesso: Kallorek gli ha ricordato di dire abbastanza da non farsi tagliare a pezzi. Dice di agire per una persona potente, tira in ballo la legata, la capitana della barca, ma non lascia trapelare nulla di vero.

«Voglio sapere di più», si spazientisce Kael. «Non chiacchiere.»

Fuori, il gruppo incontra le Frecce di Seta e la loro comandante, Ren. L'incontro comincia con una freccia scoccata sopra la testa di Vanyar, che alza le braccia intuendo che qualcosa non torna. Vengono condotti al loro accampamento, trecento metri più in là: una ventina di donne. E da una tenda esce Lauren, la figlia di Kallorek.

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SESSIONE 50 - 9/09/2026


Vanyar si ritrova faccia a faccia con Lauren. Le ricorda cos'è successo: la follia di quella sera, l'avvelenamento.

«Cos'altro avrei dovuto fare?», risponde la ragazza. «C'era un esercito. E Kallorek è l'unica famiglia che ho.»

«Sei una piccola viziata che ha messo suo padre davanti a un'intera città», le risponde Vanyar.

Le Frecce intanto parlano loro di Kael: ha un'influenza incredibile, la gente gli obbedisce. E ricordano Mira, prigioniera proprio di lui. Ratto intuisce qualcosa su quella creatura dell'Ombra, ma non del tutto. Le Frecce nominano anche Sera, una mercante: è lei che ha rivelato che Kallorek si trova nella torre.

«Avete già un piano?», chiede Ratto. Da Shuyookh sanno che anche Lan è nella torre.

Rodnak intanto riesce a parlare con Lauren, e a farlo in modo amichevole. Viene fuori che la ragazza ha ancora i suoi Golem: il gruppo li aveva visti la sera dell'avvelenamento, ma non in azione — nessuno sa davvero di cosa siano capaci, e nessuno immaginava che li avesse portati con sé. Alla fine Lauren propone un patto: «Aiutatemi a liberare mio padre, e vi lascio un Golem.»

All'unisono, Ratto e Vanyar rispondono: «Accettiamo.»

Ratto vuole mandare Shawn a controllare, per raccogliere informazioni. Shuyookh, intanto, può raggiungere Lan trasformandosi in uccellino e portargli qualcosa: magari degli attrezzi da scasso — un suggerimento molto saggio di Dandelia. Alla fine il piano si definisce così: Carl e Shawn, trasformato in cane, entrano in paese da Eldrin a cercare informazioni generali; Shuyookh, in forma di uccello, prova a raggiungere Lan e a consegnargli gli attrezzi. Anche Carl è soddisfatto, ma non si fa illusioni su di sé: «Se uno di loro mi si avvicina, non so se riesco a controllarmi.»

Poi è Ratto a parlare con Lauren. Scopre che nel sud dell'isola sono sbarcati tre galeoni, con tre capitani — e dunque almeno tre legati. I capitani sono Serafin, che il gruppo non conosce, Lisandra, con cui i conti sono già aperti, e Ignatius Crowe. Su ogni galeone ci sarà almeno un centinaio di Ordendor.

Nella cella buia, intanto, Lan siede fra pietra e metallo, con un secchio che raccoglie le sue deiezioni e del pesce. Parla con Kallorek, gli chiede informazioni.

«Kael non è un legato», gli dice l'uomo. «È un paladino, un santo protettore.»

«È più forte di un legato?», chiede il goblin.

«Uno è guerriero, l'altro è sacerdote. Esistono vari livelli di potere.»

«Consigliami.»

«Cerca il potere di Kael, sfruttalo. Menti: non dovrebbe avere incantesimi per capire se dici la verità.»

Lan è intimorito, non sa cosa dire, chiede ancora consiglio. «Vendi i tuoi amici», gli dice Kallorek. «Le loro posizioni.» Il goblin è dubbioso. «Dobbiamo trovare un modo per uscire di qui. Mira potrebbe aiutarci.» Ma l'uomo gli risponde con tristezza: « Mira è prigioniera. Non lavora qui, è una prigioniera come noi.»

Kallorek intanto parla, parla. Racconta di un terremoto, di una fonte di energia lontana, di un'isola abitata da creature più antiche degli elfi. Racconta dei draghi fuggiti, di quelli sopravvissuti, del loro capo ferito e del suo braccio destro assoggettato all'Ombra. E dice al goblin che in questa torre non si può usare magia.

Poi arriva al punto che gli pesa davvero: è molto legato a Lauren, figlia di suo fratello Nathaniel. Aveva promesso di portarla al sud, ed è quello che ha fatto. Aggiunge che anche Nathaniel ha tradito Izrador — non solo lui.

Allora il goblin sorride. «È una vita di merda pure la tua.» E parte con la sua solita romanzina: sai, anch'io ero qualcos'altro.

Passano le ore. Torna Shuyookh: è stato alla torre, è arrivato fino alla sommità, ha trovato due finestre chiuse. Ha guardato dentro e ha visto un uomo in armatura, in preghiera; si feriva al volto e ogni volta si guariva da solo. Ma dentro non è riuscito a entrare.

Kael torna da Lan. Prima si sente il rumore delle armature, poi entra nella cella e se la richiude dietro. Si siede sulla lurida branda.

«Ho il dovere di far rispettare il volere del dio Izrador. Ora, merda che non sei altro, devi dirmi quello che voglio o morirai come un traditore. In nome dell'Oscuro, dove si trova l'elfo?»

Lan prende tempo. «Voglio avvertirvi: sono luoghi pericolosi.» Sta parlando delle rovine — quelle antiche sparse per tutta l'isola, dove si annidano fantasmi e non morti, dove il gruppo aveva affrontato l'Horsha e recuperato la lanterna di Ratto. Le popolazioni dell'isola non vi si avvicinano mai. «Ma proprio per questo tengono lontane le persone e i curiosi.»

Kael sembra interessato. «Sai come raggiungere quel luogo?»

Il goblin si esprime sempre con sottomissione. «Direi di sì, mio signore. Ci tengo alla pellaccia.»

«Fossi in te, mi ucciderei, mostro. Stasera sarai la mia bestia da compagnia per la messa.»

Carl ritorna con Shawn. Ratto gli va incontro e lo abbraccia subito; il cane lo lecca. «Padrone, padrone, non mandarmi mai più con questo pazzo che voleva attaccare gli Ordendor.»

Carl riferisce. Ha parlato con Sera e con gli uomini di Marcus: stanno aspettando l'arrivo di Vornius. Sanno che l'elfo è fuggito e non vogliono muoversi prima di averlo ritrovato. Ricordano anche una regola imposta da Vornius — di notte, in paese, dev'esserci sempre silenzio. Eldrin non ha voluto parlare. Carl aggiunge di aver visto che dentro le mura hanno costruito un piccolo tempio per i rituali.

A questo punto le idee cominciano a moltiplicarsi: bruciare il tempio, bruciare la barca, trovare comunque un modo per creare un diversivo. Far uscire Kael dalla torre sarebbe la cosa migliore di tutte per potervi penetrare.

Prima che venga buio, Rodnak e Vanyar si muovono silenziosi a osservare il paese nell'ultima luce del tramonto. Non è una vera città piuttosto un piccolo paese ma cinto tutt'intorno da mura di pietra, con due piccole costruzioni di legno a guardia dell'ingresso.

Alla fine il piano è deciso. Aspetteranno che una truppa nemica esca dal paese, la coglieranno di sorpresa e la massacreranno — lasciandone uno vivo, perché vada a riferire. Se l'elfo è stato avvistato lì vicino, Kael potrebbe uscire a cercarlo di persona. E allora la torre sarà scoperta.

Nella torre, Kael fa passare Mira. Prende il viso della ragazza fra le mani guantate di metallo. «Mira, non avere paura. Izrador ci protegge tutti. Preparati alla santa messa.» Infine li porta fuori, chiude la cella con la chiave e con l'incantesimo.

Kael procede con Lan al guinzaglio come una bestia e salgono su una piccola barca; un uomo incappucciato, un umano, la guida in silenzio. Passano davanti alla Zanna Nera e arrivano al tempietto.

Kael entra da una porta laterale del tempio, sale sul pulpito e parla alla popolazione.

«Tempi difficili. Ma è un piccolo sacrificio, per essere protetti dall'Ombra e dalle creature della notte. Il nostro signore, in cambio della sua protezione, chiede soltanto un po' del nostro sangue.» E indica il goblin. «Ecco. Una creatura dell'Ombra, domata dal nostro signore.» Lan è al suo fianco, legato, a quattro zampe come un animale, e ringhia come se fosse una bestia vera, incapace di cognizione. Kael lo tira forte per la catena.

Poi parla anche Eldrin. «Izrador ci protegge. Noi credevamo a falsi miti. Ora l'oscurità ci avvolge lieve. Ci protegge come la luce accecante non ha mai fatto.»

Una donna si fa avanti con una bambina in braccio, evidentemente malata. Kael pone la mano guantata vicino alla piccola, e la bambina è guarita all'istante. Miracolo di Izrador.

Alla fine ogni persona offre una goccia del proprio sangue dentro un bacino di pietra, semplice come tutto il resto di quel luogo di preghiera da poco creato. Kael beve dalla ciotola. «Offrite il sangue, e la protezione sarà vostra. Queste creature saranno domate. Noi siamo l'unica via. L'Ombra è vostra amica.»

Finito il sermone, Kael e Lan tornano alla torre. Kael è contento, eccitato, quasi che il sangue bevuto lo avesse messo in uno stato di ebbrezza. «Sei contento, mostro?»

Lan mantiene la parte. «Spero di aver fatto bene, mio signore.»

Kael ha voglia di parlare, chiacchiera, ebbro di sangue. Domani partiranno alla ricerca dell'elfo. Uno come lui non può restare in un posto dimenticato come questo: deve andare a combattere la Luna di Sangue, non stare qui tra i pezzenti.

Lan torna in cella e riferisce tutto a Kallorek.

Fuori, il gruppo ha informazioni sufficienti. Sanno che Lan è dentro la torre, che gli Ordendor pattugliano e che bisogna muoversi con cautela. All'alba del giorno dopo si preparano, dividendosi in due.

Il primo gruppo, il più scarno — Shuyookh, Vanyar, Ren e un'altra delle Frecce — si sistema su un'altura, un punto rialzato che offre una buona visibilità. Altre Frecce si appostano sulle colline dietro, pronte a intervenire in caso di necessità. Il secondo gruppo si è spostato a est, lontani trecento metri dall'altro cancello, e resta in attesa.

Aspettano che escano le prime truppe. Invece, dopo due ore, è Kael a uscire dal cancello est — con il goblin al guinzaglio — e si dirige proprio dove si trova il secondo gruppo, che deve spostarsi in silenzio e nascondersi.

Ratto coglie l'occasione: sono a poche decine di metri. «Amico, stiamo venendo a salvarti», dice telepaticamente a Lan, «ma prima entreremo nella torre.»

Lan mantiene il sangue freddo e risponde preciso: «Al quarto piano troverai Kallorek. Al quinto si trova il cristallo.»

Poi la connessione si perde.

Vanyar viene informato di quello che hanno visto: l'uscita di Kael con Lan. Il secondo gruppo si muove lento, compie un giro lungo, supera il fiume e si ricongiunge. Lauren intanto ha richiamato il suo Golem.

Ora il piano è creare un diversivo con i Golem e con alcune frecce di seta, mentre il resto del gruppo scala le mura e si dirige alla torre: liberare Kallorek e recuperare il cristallo. Poi — se mai riusciranno nell'impresa — comincerà la ricerca disperata di Lan. Lui, esattamente come ha fatto finora, userà ogni astuzia per sopravvivere nelle mani di Kael.

Una grande battaglia sta per avere inizio.

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