SESSIONE 25 – 19/06/2025
I due golem e
Heildrun ci furono subito addosso, senza darci molte possibilità di fuga.
Sigrid cadde immediatamente, colpito dal bastone a forma di morte, tenuto dalla sua mano invisibile:
Heildrun era ormai un’entità unica e rara, un’armatura fluttuante.
Floki tentò un ultimo appello di pietà, con l’unico obiettivo di prendere tempo ed evitare la morte certa. Implorò, e miracolosamente convinse
Heildrun a risparmiare loro la vita, ricordandogli che erano giunti fin lì per cercarlo e aiutarlo. Non sapeva come, ma l’entità decise di farli suoi schiavi e tenerli in vita.
Heildrun stringeva sempre un
antico tomo con sopra rappresentata una chiave. Doveva essere molto importante per lui, e sembrava non separarsene mai. Ordinò dunque ai nuovi schiavi di riattivare la macchina. Essi ubbidirono, a testa bassa, entrando nella sala con la consolle, seguiti da
Heildrun.
Bjorn tentò di tenere in vita
Sigrid, ma pareva non esserci più nulla da fare. Giunti nella sala,
Heildrum ordinò a
Floki di andare a prendere i fiori che probabilmente alimentavano la macchina. Con riverenza,
Floki obbedì. Nel mentre,
Bjorn notò che
Heildrun aveva lasciato il bastone appoggiato non lontano da lui, e cercò un modo per rubarlo, convinto fosse una fonte di potere in meno per l’entità. Ma era solo disperazione, un vano tentativo di trovare una via di fuga.
Floki pensò a un piano per aiutare i suoi amici, ma si rese conto che da solo non aveva speranze. Decise allora di scappare, o almeno tentare, per raggiungere la nave e tornare con dei rinforzi. Cominciò così la sua corsa verso l’uscita.
Nel frattempo,
Heildrun, impaziente di attendere
Floki con i fiori, rianimò
Sigrid come nuovo schiavo e gli ordinò di cercare l’ex compagno. Il
corvo, dunque, ruppe definitivamente il legame con il suo padrone e volò via verso l’uscita.
Bjorn rimase esterrefatto dalla potenza dell’essere e dalla morte certa del vecchio compagno di tante avventure. Preso dal panico, anche lui tentò la fuga, portando con sé il bastone. Iniziò così un’incredibile fuga.
Floki, miracolosamente, riuscì a schivare un golem che si era risvegliato e, con un balzo acrobatico, raggiunse, incredulo, la sponda opposta del fiume che circondava la montagna e il luogo al suo interno. Corse il più velocemente possibile verso il mare.
Nel frattempo,
Bjorn incontrò più difficoltà: inciampò nella corsa, e il golem lo bloccò sulla porta. Ma non demorse. Come ultima speranza, con un grido di rabbia, scaraventò il golem nel fiume più basso, ma cadde anche lui nel tentativo di raggiungere l’amico, ormai distante più di cinquanta metri, nella boscaglia brulla che separava il luogo dal mare e dalla salvezza.
In quell’istante, un’ombra enorme, di dimensioni impensabili, comparve in alto: un
drago, così grande da poter inghiottire una nave. Il vento del suo battito d’ali scaraventò
Floki a terra, vicino a un alberello secco. Seguendo con lo sguardo la creatura, vide che rigonfiava il ventre, soffiando un alito che scioglieva persino la roccia e distruggeva tutto ciò che incontrava.
Per
Sigrid e
Bjorn non c’era più speranza. Tutto bruciava mentre l’immensa creatura volava via, fino a scomparire.
Floki si alzò a fatica, guardandosi alle spalle: solo fumo e morte. Il silenzio avvolgeva tutto. Un piccolo battito d’ali era l’unico suono percepibile. Era il corvo di
Sigrid, che volava su un piccolo arbusto secco a pochi passi da
Floki.
Come per incanto, quell’arbusto prese vita, diventando prima una piantina, poi un albero sano e rigoglioso. Da dietro l’albero, una luce molto forte abbagliò
Floki, fino a permettergli di mettere a fuoco l’immagine di un vecchio uomo dalla lunga barba bianca, circondato da sei corvi, più quello di
Sigrid.
La sua immagine era potente.
Floki non poté fare altro che osservare, inconsapevole, in attesa che l’uomo dicesse o facesse qualcosa.
L’uomo guardò
Floki, e il nostro eroe lo riconobbe: era il
Padre degli Dei, come nei tantissimi racconti ascoltati sin da bambino. L’anziano si avvicinò e iniziò a parlare:
Dunque, siete giunti per reclamare la stella che fu sottratta.
Io v’osservo da lungo tempo, attraverso le fessure dei giorni, tra i veli del tempo, da ombre che ancora debbono nascere.
Io vi vedo, ma oltre voi il mio sguardo si spinge.
Voi non siete coloro che furon designati. Non ancora. Il peso che cercate di porre sulle vostre spalle non vi appartiene, per quanto vi sforziate.
La fiamma non si desterà al vostro sangue. La stella appartiene ad altri — fuochi che sorgeranno da ciò che fu cenere e rovina, da ciò che il mondo crede perduto.
Essi cammineranno sentieri che i vostri occhi non possono scorgere, e dinanzi a loro cadrà la scelta che a voi mai fu concessa.
Io sono vincolato. Non posso toccar la stella in questa forma. Non posso varcare queste rive. Ma posso attendere.
La ruota del tempo gira lenta, e a me li condurrà.
Lasciate dunque memoria dei vostri passi, piccole faville.
Ch’essi possano trovar le vostre orme,
ch’essi possano veder le vostre mani impresse nella pietra.
Ch’essi sappiano dove voi cadeste.
Ne avranno bisogno.
Il
Padre degli Dei infine consegnò un diario, intonso e vuoto, al sopravvissuto.
Al risveglio, i nostri eroi si resero conto che il libro si era concluso.
Ratto lesse la firma:
Questo è quello che hanno vissuto Sigrid, Bjorn , Lief e Floki; che sia ricordato e tramandato nelle ere a seguire.
Firmato Floki, il Sopravvissuto
.
Con quelle ultime parole, si comprese che avevano vissuto la vita di valorosi e coraggiosi Dorniani, che avevano sacrificato la loro vita per qualcosa di molto più grande.
Ora, però, era tempo di riorganizzare le idee e capire dove potesse trovarsi quel grande diamante. Le informazioni erano chiare: un’isola con una montagna appuntita, del fumo, e un ambiente brullo. A ciò si aggiungevano le visioni del passato, del presente e del futuro.
Era il momento di parlare con
Kallorek ed accettare ogni consiglio possibile.
Le guardie chiamarono il loro padrone, che li invitò in sala per parlare. Prese calamaio e carta, pronto ad appuntare ogni dettaglio. Gli amici raccontarono tutto, senza risparmiarsi, ponendo anche molte domande. Alla fine,
Kallorek mostrò loro un’antica mappa con due isole simili alla descrizione. Una in particolare catturò l’attenzione.
Trovata l’isola, ora bisognava capire come raggiungerla.
Lan, pieno di speranza, ricordò
il libro con la chiave e lo collegò sia al racconto della Megera, sia al sogno avuto nella taverna di Heldar grazie all’uovo. La speranza di tornare a essere qualcosa di più cresceva dentro di lui.
L’elfo era silenzioso, probabilmente ancora scosso dagli eventi, ma accennò un sorriso come a dire: "
Te lo auguro, Hillil Mah-Tun".
Anche
Kallorek, per la prima volta, si aprì. Raccontò perché quel diamante fosse così importante: era l’unico modo per liberarsi dal giuramento di fedeltà a Izrador. Mostrò il tatuaggio sul petto, e spiegò che lui e suo fratello
Nataniel Moon avevano deciso di abbandonare quel mondo, ma il giuramento li perseguitava.
Il suo sogno era diventare un uomo libero e proteggere la figlia del fratello
Lauren , loro unico erede.
Con queste parole, lasciò sul tavolo una grande quantità di monete come pagamento per la missione. Ricordò loro di prendere precauzioni e acquistare il necessario per il lungo viaggio.
Finalmente la calma tornò. Arrivò
Johna con il suo solito umorismo e offrì da bere ai suoi amici, che, stremati, accettarono. Raccontò che il vecchio
Basharam li stava aspettando per partire verso i monti, per trovare
la lanterna. Ma si sarebbe fatto il giorno dopo.
Shawn era irrequieto. Attirò l’attenzione del padrone che, poggiandogli la mano sulla testa, entrò in sintonia con lui. Il cane chiese a
Ratto di seguirlo, perché qualcuno voleva incontrarlo… il loro padre. Il
Padre degli Dei.
Ratto, incredulo, seguì il cane fino alla porta del vecchio
Baham. Bussò, ma nessuno rispose. Spingendo la porta, lo trovò in meditazione, in estasi. Iniziò a parlargli, dicendo di aver intuito che
Shawn fosse qualcosa di più.
La voce di
Baham cambiò, così come la sua espressione. Gli rivelò che il suo vero nome era
Bahamut, e che era stato lui a mandargli
Shawn per compiere un compito vitale:
salvare la loro stirpe.
Ratto scoprì che il suo sangue era mescolato con quello dei draghi.
Bahamut gli disse di essere il guardiano di
Xircxy, il
Re di tutti i Draghi, prigioniero del Dio Oscuro Izrador. Era fondamentale recuperare la
Stella dell’Alba per ridare energia a uno dei fari dell’isola.
Bahamut proseguì: quei fari non servivano per le rotte navali, ma per quelle celesti, e per distruggere l’Ombra.
Ratto comprese che ridare le forze a
Xircxy era forse l’unica speranza per la sua stirpe e per il mondo intero.
Bahamut chiese il diamante, rivelando di aver indotto
Kallorek nella sua ricerca. Ora, però, spettava a
Ratto decidere cosa fosse giusto fare.
Il fardello era suo e suo soltanto.
Ratto raccontò ciò che avevano scoperto.
Bahamut gli parlò allora di una
Città Volante, situata a est, dove viveva un’antica creatura, ostile ma potentissima, che poteva trasportarli fino all’isola in un batter d’occhio.
Dopo il saluto,
Bahamut lasciò il corpo a
Baham, che tornò ad essere il vecchietto gentile e ignaro di quanto accaduto.
Ratto lo salutò, tornò dai compagni, e nel suo silenzio preferì riflettere prima di condividere ciò che aveva appreso.
Il giorno dopo, con le risorse offerte da
Kallorek, decisero di acquistare tutto il necessario per il viaggio, ma prima di partire, mantennero la promessa fatta a
Basharam.
Anche la lanterna, in fondo, poteva essere utile.
Il viaggio ricominciò. Informarono
Kallorek della necessità di qualche giorno e partirono verso le rovine note a
Basharam. Raggiunsero un boschetto poco prima dell’antico luogo e si accamparono per la notte. La solita creatura veloce, quasi invisibile, sembrava seguirli. Posero trappole, ma solo un coniglio abboccò.
Per ora, non era un vero problema, ma restava il dubbio: chi li seguiva? Perché?
Di
Rand, nessuna traccia.
All’alba, ripresero il cammino. Il sentiero portava verso un canyon, a un livello più basso rispetto al bosco. Davanti a loro, un’antichissima porta, che
Basharan riconobbe immediatamente:
erano le rovine che tanto cercava.
La porta, di pietra antica, era chiusa da millenni. Due colonne, con bracieri vuoti, e delle iscrizioni.
Ratto, leggendo con attenzione le rune magiche, comprese l’incisione:
sembrava proprio un avviso a lasciare quel luogo.
To be continued...