La furia cieca del nano era incontrollata e violenta, mentre menava fendenti senza soluzione di continuità Locke era costretto ad indietreggiare difendendosi con lo scudo e dando fondo all'intero repertorio difensivo in corpo a corpo appreso negli interminabili addestramenti in quel di Theros Obsidia. Il nano non era nuovo a questi momenti di follia ma questa volta era diverso. Un'entità aveva preso possesso di lui, definendosi come Elassadrin, primo paladino di Corzafel, elfo. Locke non ebbe tempo di sorridere alle parole del nano che si credeva un elfo che ebbe a malapena tempo di schivare un colpo mortale che passò a pochi centimetri dal suo cranio.
Quel luogo, l'ennesimo rigurgito di memoria dell'entità divina padrona di quel piano fatto dim ombre, era stato profanato, e ora l'ennesima trappola mortale era stata innescata contro di loro.
La mente del nano sembrò per un attimo liberarsi dalla morsa di Elassafrin, ma fu solo una fugace illusione e il combattimento riprese più furente di prima. Silence si trasformò in una enorme scimmia provando a contenere la furia omicida del nano Azaghal, mentre Fafnir e Locke si addentravano nel buio magico della stanza alla ricerca di una via di fuga. L'unica porta all'interno della tomba era però sigillata, e vani furono i tentativi di Locke di aprirla con la forza.
All'interno del sarcofago che conteneva le spoglie del paladino trovarono, in un doppio fondo, un cristallo dall'aspetto sinistro. Un vortice di ombre volteggiava su questo strano artefatto, ma ogni ulteriore tentativo di capirne il significato era interrotto dagli attacchi dell'indomito nano e dallo spirito che lo possedeva. In preda alla disperazione del momento decisero di distruggere l'oggetto, Fafnir ebbe un'illuminazione sul fatto che al suo interno fosse contenuta l'essenza di Elassadrin. E così fu. Distrutto il cristallo il nano tornò in se, il buio arcano si dissolse e la porta rinforzata si aprì finalmente davanti a loro.
Ancora scossi da quell'evento proseguirono e trovarono l'ennesimo ostacolo. Una porta all'apparenza fragile ma protetta da ben tre serrature distine, tutte dall'aspetto non ordinario. Una recava delle rune in una lingua antica, nemmeno Fafnir fu in grado di riconoscerla. La seconda era protetta da una serratura dall'aspetto indecifrabile mentre l'ultima era probabilmente di natura arcana.
Nessuno sapeva cosa fare.
Il nano ebbe uno dei suoi attacchi d'ira e prese a calci la porta. Qualcosa cambiò in lui. Come una scintilla il contatto con quella porta donò consapevolezza negli occhi di Azaghal. Colpo dopo colpo il nano acquisì improvvisamente conoscenze e intelligenza prima proibite alla sua semplice mente. Gli enigmi di quelle tre serrature non furono più un mistero per lui, e, con formidabile maestria, le scardinò una alla volta.
La porta si aprì... e lui torno l'Azaghal di sempre...
E l'ultima stanza si aprì davanti a loro.
Uno scrigno in fondo e un intricato tappeto a coprire la quasi totalità del perimetro di quel luogo. Ore e ore passate a schivare la morte e le trappole del regno di Corzafel avrebbero portato alla cautela chiunque, ma non il nano, che si avvicinò al tappeto con l'intenzione di sollevarlo. Locke non fece in tempo a richiamare l'attenzione del nano nel tentativo disperato di assicurarlo ad una corda che vide il compagno precipitare nel vuoto. Il tappeto e una grossa porzione della stanza erano in realtà un'illusione che celava un pozzo senza fondo. Il nano sarebbe continuato a precipitare per l'eternità.
La disperazione prese (quasi) tutto il gruppo e Silence provò l'impresa disperata di trasformarsi in volatile e fiondarsi nell'abisso, senza successo. Ma Azaghal era pieno di risorse e dopo poche ore emerse dall'oscurità, era infatti riuscito ad aggrapparsi ad una delle pareti mentre precipitava verso la morte. La sua ascia di famiglia era però perduta per sempre.
Il gruppo era di nuovo unito e davanti a loro era rimasto solo lo scrigno.


