[Dead] Ramsey Rake

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Messaggio Inviato da Anomand3r »

[Dead] Ramsey Rake

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Ramsay Rake è il fratellastro (maggiore) di Anomander, nato dalla stessa madre Lusilda, prostituta della casa dei piaceri di Alvedara (morta poco dopo la nascita del secondo genito). Alla nascita del piccolo Anomander, Ramsey aveva già 13 anni e decise di prendersene cura con l’aiuto della Compagnia di Alvedara, di cui Ramsey era già un giovane apprendista. Ramsey era un ragazzino atletico, sicuro di sè e temerario, scaltro nel muoversi negli angusti bassifondi della città e abile nel destreggiarsi in situazioni furtive e pericolose. La carnagione scura lasciava dedurre una paternità Sarcosan e lo sguardo fiero e di sfida non abbandonava mai il suo volto. Di contro il neonato Anomander era un bambino gracile, pallido ed emaciato, in molti dubitavano addirittura che avrebbe superato i primi inverni. Una cosa li accumunava, gli occhi. Erano del colore della neve d’inverno, un chiarore quasi innaturale, glaciale, cristallino. Compiuti i 15 anni di età Ramsey iniziò ad avanzare nei ranghi della Compagnia, le sue doti non potevano passare inosservate, ma avvenne un terribile incidente. Amava recarsi nei quartieri alti sulla sponda nord del fiume Eren, camuffandosi all'occorrenza, e assaporando la vita dei ricchi, dei potenti, di chi aveva avuto tutto. Una sera, dopo diverse pinte di idromele nella Locanda della Lacrima dell'Orso, partì una rissa con un gruppo di ragazzotti borghesi dai modi arroganti e altezzosi. Ramsey si difese e, per pura fatalità, spintonando uno dei suoi avversari, questi cadde malamente spezzandosi l’osso del collo. Si trattava di Ursulo VanDjick, rampollo primogenito di una delle più potenti famiglie del luogo, tra le prime a sottomettersi al Principe dell’Ombra Jazhir, Tiranno di Alvedara.
Dovette fuggire, di notte, all’improvviso. Lasciò Andomander ad una balia affiliata con la Compagnia. “Tornerò a prenderti un giorno, ti porterò via di qui”. Furono le ultime parole che scambiò col fratello.
Andò a sud, fino a Sharun, la Perla del Sud, ormai covo fatiscente del dominio di Izrador e simbolo del degrado e della corruzione di tutte le genti libere dell’Eredane. Si affilò come mecenario ad un ricco mercante, venditore di pietre e di pelli, invischiato fino al midollo con l’Ombra. Compì delle gesta terribili per denaro. Furti, spionaggio, omicidi. Era intenzionato ad accumulare abbastanza ricchezza per tornare ad Alvedara, recuperare Anomander, e fuggire insieme in un luogo lontano, magari ad Hallisport o in qualche tranquillo villaggio sulla costa del Golfo dello Sorshef. Niente di tutto questo accadde. La lussuria, la dipendenza dal gioco e dall’alcool e la spirale di violenza in cui era finito presto presero il sopravvento, fino a quando il ricordo della sua vita passata divenne solo un fugace interludio nella sue mente, da scacciare il prima possibile per far luogo ai piaceri della carne.
Il ricco e grasso mercante, Bertoldo era il suo nome, prese in sposa una Sarcosan di umili origini di nome Danika. Ramsey era ormai una fidata guardia del corpo del malvagio Bertoldo, ed assistette in prima persona alla violenze spregevoli che dovette subire la fanciulla. Dapprima ne rimase indifferente, ma poco alla volta si sviluppò una sorta di complicità tra lui e Danika. Gli occhi di lei erano scuri come la notte e profondi come il cielo sopra le stelle. La sua pelle liscia come il mare calmo e le forme aggraziate della ragazza lo turbavano e laceravano poco a poco. Il desiderio li consumava entrambi. Doveva averla. L’occasione ci fu quando Bertoldo si allontanò per un paio di giorni per affari urgenti e lo lasciò di guardia al palazzo come uomo fidato. Il piacere in cui si lasciarono finalmente andare fu intenso e travolgente come il vento d’inverno, si abbandonarono definitivamente e perdutamente in una passione senza fine. La realtà risvegliò il loro sogno d’amore quando nella stanza piombarono improvvisamente il mercante e le sue guardie. Il viaggio aveva subito un intoppo e avevano fatto ritorno con largo anticipo. Vide Danika morire di fianco a se, trafitta dalla lancia di Bertoldo. Invece di abbandonarsi al suo destino reagì, estrasse l’arma dal corpo esanime della donna e fece penetrare la punta dell'acciaio nel ventre dell’uomo. Le guardie reagirono immediatamente ma Ramsey era troppo veloce e scaltro per loro. Fu ferito ad una spalla ma riuscì a fuggire dal balcone della camera, calandosi immediatamente nei fetidi vicoli della città facendo perdere le sue tracce.
Era tempo di fuggire di nuovo.
Vagò per mesi nelle pianure a sud di Alvedara, unendosi di volta in volta ai vari clan di uomini liberi che pattugliavano la zona, fuggendo e combattendo le forze dell’Ombra. Non aveva uno scopo, nè un desiderio. I giorni si susseguirono monotoni e incessanti fino a quando a metà dell’anno 99 si ritrovò in una squallida taverna di passaggio nel mezzo delle pianure, incerto sul da farsi. Un gruppo di mercanti era ospite quella sera nello stesso luogo. Bevevano e parlavano. Parlavano e bevevano. Uno di loro si vantò a più riprese delle varie puttane che aveva posseduto in giro per l’Eredane. Parlò di una meretrice di Alvedara, dagli occhi di ghiaccio e dalla pelle soffice. Disse che la donna era tornato da lui con un fardello, uno sgorbio malnutrito dagli stessi occhi di ghiaccio della madre. Disse che la fece ammazzare e fece apparire il tutto come un incidente.
La stessa notte Ramsey scivolò furtivamente nella stanza dell’uomo, e affondò lo stocco nella sua gola. Il mercante non parlò mai più.
Quell’evento è come se l’avesse risvegliato da un lungo sogno. Improvvisamente tutto gli tornò in mente, la sua vita passata e la promessa di tornare dal fratello minore.
Era tempo di ritornare a casa, quasi 20 anni dopo l’ultima volta. Anomander avrebbe dovuto avere circa 21 anni e probabilmente non avrebbe avuto memoria di lui. Finalmente aveva uno scopo nella vita.
Alvedara era cambiata molto dall’ultima volta. Per fortuna due decenni era un periodo di tempo abbastanza lungò affinchè nessuno si ricordasse di lui ma allo stesso tempo risalire a che fine avesse fatto Anomander richiedette diversi archi. Scoprì che sin da giovane seguì le sue orme, scalando le gerarchie della Compagnia di Alvedara e diventando uno dei prediletti di Allender, storico leader del gruppo di ribelli. Amò una donna di nome Priscilla, morta in circostanze misteriose. Era abile, carismatico e intraprendente. Tutto questo lo riempì di orgoglio.
Più persone da lui interrogate parlarono di un fantomatico incidente che accadde al giovane, avvenuto nel mentre di una non meglio identificata missione. Trovò reticenza e omertà nell’affrontare questo discorso, scoprì solo che dopo di esso Anomander non fu più lo stesso e che una terribile deformità lo affliggeva al braccio sinistro. Un giorno fu poi incaricato da Allender in persona di seguire un gruppo di avventurieri, oggetto di interessa per la Compagnia.Da quel momento Anomander non fece più ritorno ad Alvedara ma scrisse tre missive. Pare sia arrivato, insieme a questo gruppo composto anche da un’elfa e un nano, fino ai domini perduti delle montagne ad est, salvo poi fare ritorno a ovest seguendo il corso del fiume Eren. La scrittura del fratello non era chiara e gran parte delle lettere era arrivata parzialmente intatta o difficilmente leggibile. Cose incredibili però facevano trapelare quelle scritture, lesse qualcosa relativamente ad una missione di fondamentale importanza per le sorti della guerra contro Izrador e addirittura si faceva menzione alla Regina degli Elfi. Non poteva sapere quali di quelle parole fossero vere ma si mise subito in viaggio per raggiungerlo. Avrebbero combattuto insieme e l’avrebbe potuto difendere come non aveva fatto fino ad allora. Il senso di colpa lo lacerava dall’interno.
Partì immediatamente, gli indizi erano abbastanza. Utilizzò le sue abilità per estorcere informazioni in giro e seguire furtivamente le tracce che trovò sul suo cammino. Il gruppo di Anomander non aveva fatto molto per non farsi notare. Segni e notizie delle loro gesta erano praticamente ovunque egli passasse. Una scia di morti e di incredulità permeava ancora lungo il tragitto della Compagnia dello Scrigno (così Anomander li definì in una delle tre lettere).
Si spinse fino alle pianure centrali quando un’enorme esplosione lo travolse. Non aveva mai visto una cosa del genere, un’immensa area era andata completamente distrutta. Era vivo per miracolo, trovò un gruppo di nomadi elfling che si prese cura di lui. Scoprì anche che al centro dell’esplosione vi era un vecchio tempio ormai distrutto. La sua ricerca si interruppe per diverse settimane a causa di questo incidente.
Riprese finalmente il cammino, una volta tornato in forze, accelerando il passo per recuperare il tempo perso.
Su una collina trovò i resti di un maniero, recentemente bruciato, e una sorta di tomba improvvisata con una scritta incisa nel legno. “Qui giace Thor Spaccamontagne”. Era il nano, significa che la strada era giusta. Il cadavere di Thor era ancora in un discreto stato di conservazione. Erano nuovamente vicini, molto vicini.
Finì in un villaggio di nome DigaNera, arroccato sul crinale di una piccola vetta.A Diganera la sua ricerca si fermò per parecchio tempo, aveva scoperto che Anomander aveva assassinato qualcuno di molto importante in città ed era stato impiccato. Lo diede ormai per morto e riprese gli antichi vizi, facendosi presto conoscere nella più malfamata taverna del paese. Una notte, completamente ubriaco, decise di disseppellire il cadavere del fratello salvo scoprire che il corpo presente in quel tumulo non aveva la presunta deformità sul braccio sinistro. Approfondì le ricerche e scopri da alcuni uomini a cavallo, alleati del siniscalco di Diganera, tale Madame Lecher, che Anomander era fuggito di nascosto durante la finta esecuzione, insieme al suo gruppo.
Qui le tracce si fecero confuse, la Compagnia dello Scrigno aveva probabilmente appreso che era più saggio muoversi furtivamente. Trovò alcuni segni del loro passaggio a Capo Eren e a fatica risalì ad un loro passaggio in nave fino al Promontorio di Baden. Da qui ebbe ormai la certezza che si stavano dirigendo fino al cuore del dominio degli elfi.
Le truppe dell’ombra erano ovunque in questi luoghi di confine, probabilmente si stavano preparando ad una terribile offensiva. Seguì tangenzialmente la foresta nella disperata ricerca di un segno o un’informazione ma trovò solo guerra, morte e distruzione. Sentii infine gli echi di una piccola battaglia poco distante da lui, dentro il margine della grande foresta dell’Erethor. Aiutò un gruppo di elfi dalla pelle chiara a sopraffarre una guarnigione di orchi invasori ed ebbe modo di scambiare alcune parole di riconoscenza con loro. Nonostante le difficoltà di comunicazione capì che una battaglia si era combattuta lì vicino, in un luogo chiamata le Tre Querce. Il Forte era stato salvato grazie all’aiuto di un manipolo di stranieri, inviato dalla Regina in persona. Tra di loro un Ordendor Cavalcatore di Draghi e un Uomo con un braccio deforme. Trasalì. Sentì anche la parola “malvagio” associata al fratello, ma forse aveva capito male lui e decise di soprassedere.
La speranza si riaccese improvvisamente, non era ancora tutto perduto. Arrivavano da ovunque voci di un’altra battaglia in corso, in una sorta di luogo di culto chiamata Il Borgo del Druido, dove tale Generale Don Zauker stava sferrando un attacco mortale da sud con un poderoso esercito.
Questa fu l’ultima tappa del suo viaggio. Giunto infine al Borgo scoprì che oramai non era altro che una pila di rovine fumanti dove i pochi superstiti erano fuggiti prima che i Servi di Izrador mettessero a fuoco e fiamme l'intero luog. Un anziano druido, con le lacrime che gli rigavano il viso, gli raccontò del coraggio di un uomo col braccio deforme, tale Anomander Rake, che difese l’albero Sacro fino all’ultimo sangue, insieme ai pochi druidi ancora presenti, in una lotta impari contro Don Zauker e il suo esercito.
Ovunque erano ammassati corpi e distese di cadaveri coprivano l’orizzonte della foresta. Non si mise a cercare le spoglie del fratello, la fine era certa, il suo viaggio era compiuto. Era stanco, come mai lo era stato in vita sua. Si diresse nuovamente a nord, senza una meta precisa, vivendo alla giornata e nascondendosi alle truppe di Izrador. Venne a conoscenza di una terribile malattia che stava affliggendo la razza umana, ma a lui non importava. Nulla aveva ormai importanza.
Ultima modifica di Anomand3r il 06/04/2023, 11:32, modificato 3 volte in totale.

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Messaggio Inviato da fafnir »
Il segreto di Pulcinella diop*rco.
Comunque sarà epico.

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Messaggio Inviato da Thooor »
Storia di Ano2.0.... ahahhha

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Livelli

Messaggio Inviato da Anomand3r »
Ramsey è riuscito ad ottenere da Fafnir il Bardo molte informazioni sul fratello morto (o presunto tale).
E' ora in possesso di uno dei quattro pezzi della chiave e sa che Diganera è il centro di tutto. Lì potrebbe scoprire molto sul mistero che avvolge la figura di Anomander.

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Livelli

Messaggio Inviato da Anomand3r »
Ramsey, nel tentativo di salvare un ragazzino profugo della foresta finito nelle mani degli orchi, è caduto valorosamente in battaglia a pochi giorni di viaggio di distanza da Rivers' Fang.
Aveva dedicato a quel ragazzino i suoi ultimi giorni di vita, e per la prima volta da quando venne a sapere della morte del fratello Anomander ha trovato nuovamente speranza e un nuovo motivo per combattere.
la sua quindi è stata una morte di speranza, sebbene ora la dinastia Rake sia terminata.
Ci sarà qualcun altro che proseguirà la ricerca della chiave e del mistero nelle viscere di DigaNera?
Non ci è dato sapere.

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